Giuseppe Cavalli

Giuseppe Cavalli

Fonte: Istituto storico della Resistenza di Parma

Nome: 
Giuseppe
Cognome: 
Cavalli
Luogo di nascita: 
Berceto
Provincia/Stato: 
Parma
Data di nascita:
8
10
1898
Professione: 
Luogo di morte: 
Parma
Data di morte:
23
7
1973
Note biografiche: 

Giuseppe Cavalli nacque a Berceto, in provincia di Parma, l’8 ottobre 1898, terzogenito di Guerrino, bracciante, poi morto prematuramente, e di Angela Barbuti, casalinga, i quali avevano perso piccolissima l’unica figlia femmina. Dopo le scuole elementari, frequentò le cinque classi del ginnasio al seminario della cittadina natale. Proseguì poi il liceo presso il seminario urbano a Parma, che, adibito a ospedale militare, vide trasferiti tutti gli alunni all’analogo complesso di Cognento a Modena. Dopo il ripristino della struttura, C. poté completare gli studi teologici, per arrivare fino alla licenza. Nel percorso, incontrò tra gli insegnanti anche don Giovanni Del Monte, apertamente ostile al fascismo. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1922 da mons. Guido Maria Conforti, fu destinato come coadiutore dallo stesso vescovo a Noceto. Nel suo primo ministero, si dedicò soprattutto alla gioventù, aprendo nel 1924 un riparto dell’Associazione scoutistica cattolica italiana. Nel 1931 gli fu assegnato l’insegnamento di religione all’Istituto tecnico «Macedonio Melloni», per poi passare l’anno successivo al liceo-ginnasio «Gian Domenico Romagnosi», sempre nel capoluogo provinciale. C. si trasferì però in città, lasciando definitivamente Noceto solo nel 1936, quando fu nominato cappellano aggiunto della Chiesa Magistrale della Steccata, di proprietà dell’Ordine costantiniano di San Giorgio, di cui il vescovo era anche il gran priore. A questa data era già assistente diocesano del Movimento laureati di Azione cattolica, di cui divenne l’anima, aprendolo alla cultura non conformistica che cozzava contro l’austerità del regime. Dopo aver criticato la svolta razzista del 1938, sulla quale sarebbe tornato anche in seguito, C. divenne anche l’animatore del Centro di cultura religiosa, che, insieme alla docenza liceale e all’assistentato associativo, furono gli spazi di un vero e proprio magistero di «rivolta contro la tirannide», per riprendere la relazione per il lavoro dell’anno sociale 1942-43, discussa al Convegno interregionale dei Laureati cattolici a Piacenza. Fu così che all’indomani del 25 luglio e poi dopo l’8 settembre 1943 partecipò a una serie di riunioni clandestine per discutere con gli esponenti di diversa estrazione la scelta resistenziale a Parma e la natura politica del coordinamento contro il rinato fascismo. C., che partecipò agli incontri per la costituzione a Parma della Democrazia cristiana, divenne anche il cappellano del battaglione delle Squadre di azione patriottica «Ulisse Corazza» d’ispirazione cattolica, che fu intitolato al consigliere comunale del Partito popolare caduto durante le cinque giornate, durante le quali la popolazione parmense aveva resistito all’assalto fascista guidato da Italo Balbo nel 1922. Il 25 aprile 1944 fu arrestato dalla polizia e rinchiuso nel carcere di San Francesco di Parma. Qui conobbe gli ammiragli Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, che assistette fino alla fucilazione il 24 maggio, in seguito alla condanna inferta loro su pressione diretta di Mussolini. Lo stesso C. avrebbe rievocato la vicenda ne Il calvario di due ammiragli. Approfittando della distruzione parziale della struttura in seguito al massiccio bombardamento del 13 giugno 1944, il prete riuscì a fuggire, prendendo la strada della clandestinità e rifugiandosi a Noceto fino alla Liberazione. Terminata la guerra, C. riprese l’insegnamento, affiancando anche l’incarico di direttore del settimanale «Vita nuova». Fu tra i fondatori, divenendone anche presidente provinciale, dell’Associazione partigiani cristiani, di cui fu cappellano nazionale, contribuendo a tenere viva la memoria della Resistenza cattolica. Nel 1965 fu nominato presidente dell’Istituto storico della Resistenza per la provincia di Parma. Morì, dopo una breve malattia, il 23 luglio 1973.

Fonti e bibliografia: 
  • Fondo Giuseppe Cavalli, Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea, Parma
  • Giorgio Campanini (a cura di), Don Giuseppe Cavalli tra antifascismo, Resistenza e democrazia, I quaderni de «Il Borgo», n. 3, Parma 1987.
  • Pietro Bonardi, Giuseppe Cavalli. Un ribelle per fede e per amore, Centro Ambrosiano, Milano 2004.