Giuseppe De Monte

Giuseppe De Monte

Fonte: Fondo fotografico Anpi di Udine, b. 1

Nome: 
Giuseppe
Cognome: 
De Monte
Nome di battaglia: 
Livorno
Luogo di nascita: 
Muris di Ragogna
Provincia/Stato: 
Udine
Data di nascita:
16
11
1923
Professione: 
Luogo di morte: 
VIllanova di San Daniele del Friuli
Provincia/Stato morte: 
Udine
Data di morte:
29
4
1945
Note biografiche: 

Giuseppe De Monte nacque a Muris di Ragogna, piccola frazione del comune di Ragogna in provincia di Udine, il 16 novembre del 1923 da Domenico e Maria Luigia Buttazzoni, terzogenito di cinque fratelli. La sua famiglia, molto numerosa come da tradizione contadina, era dedita alla coltivazione delle terre di proprietà.
Nel corso dei suoi anni giovanili, D. frequentò gli studi elementari e medi nel paese natale e, nel contempo, ebbe modo di prendere parte alle attività del gruppo Aspiranti di Ac, avvicinandosi anche alla locale Schola cantorum, in cui si distinse come uno dei maggiori animatori. Successivamente, fu tesserato nel circolo Giac Silvio Pellico di Muris, del quale rimase socio fedele fino all’anno della sua morte.
Terminato il percorso scolastico alla scuola professionale presente nella vicina città di San Daniele del Friuli, dovette abbandonare gli studi per poter dare il proprio contributo, insieme ai suoi fratelli, nella piccola azienda agricola familiare. Al compimento del diciannovesimo anno di età, però, D. venne richiamato sotto le armi per assolvere gli obblighi di leva e arruolato in qualità di aspirante motorista nel 1° reggimento autieri di stanza a Torino. Concluso il primo periodo di formazione, passò al 7° Autieri a Firenze per il corso di specializzazione al termine del quale, nel maggio del 1943, si vide promosso sergente.
Nei mesi che portarono prima alla caduta del fascismo e, successivamente, alla notizia della firma dell’armistizio di Cassibile, D. si trovò con il suo reparto a Formia, in provincia di Latina. In mancanza di ordini provenienti dai comandi militari del regio esercito, i militari della sua guarnigione per diversi giorni rimasero in preoccupata attesa di conoscere il proprio destino. Vista la difficile situazione, infine, egli decise di seguire molti suoi commilitoni che cominciarono ad abbandonare il posto e raggiunse Ragogna per ricongiungersi alla famiglia.
Nelle settimane che seguirono la data dell’8 settembre, dunque, si attivò per prendere contatti e raggiungere le formazioni partigiane che andavano costituendosi nel friulano. Assunto il nome di battaglia di «Livorno», prese parte a diverse operazioni volte al salvataggio di ricercati, renitenti alla leva ed ex prigionieri dei tedeschi che erano riusciti a trovare la libertà. Insieme al suo gruppo, inoltre, si spinse verso le postazioni nemiche per opere di sabotaggio, come quella che fu condotta a nord della rotabile Udine-Spilimbergo, e interruzioni delle comunicazioni tra le guarnigioni nazifasciste. A questo attivismo fece corrispondere, inoltre, una costante presenza nei combattimenti contro i reparti germanici e repubblichini occupati in operazioni di rastrellamento nella zona del fiume Tagliamento. Il suo valore in battaglia gli valse la promozione a comandante del battaglione Gemona della 3ª brigata Osoppo Friuli, un encomio solenne del comando dell’Osoppo Friuli e la proposta per la medaglia d’argento al valor militare richiesta dal capo della missione alleata di collegamento attiva nella zona del suo battaglione.
Nei giorni che portarono alla liberazione di Udine, D. prese parte alle azioni di guerriglia contro gli occupanti nazifascisti che, ritirandosi, stavano devastando gli apparati produttivi e le linee di comunicazione. Il 29 aprile del 1945, nel corso di una di queste operazioni, mentre si trovava alla testa dei suoi uomini nella località di Villanova di San Daniele del Friuli, venne raggiunto da una mitragliata nemica che lo lasciò a terra senza vita.
Alla memoria di D., al termine della II Guerra mondiale, venne conferita la medaglia d’oro al valor militare con la qualifica di sergente del 7° reggimento autieri e partigiano combattente con la seguente motivazione: «Dopo aver messo in luce, nel corso di tutta la guerra di liberazione, straordinarie doti di coraggio e di iniziativa che avevano reso il suo nome leggendario in mezzo alle popolazioni di una intera regione, alla vigilia della liberazione, quando era imminente, ormai, la ricompensa di tante fatiche e di tanti pericoli, risolveva di attaccare con pochi uomini una colonna di tedeschi e di cosacchi forte di circa tremila uomini, che, ritirandosi verso nord, seminava attorno a sé il panico e la desolazione. Uscito dall’agguato ed immobilizzata, con una bomba a mano, un’autoblinda che apriva la marcia della colonna avversaria, si gettava in avanti, col mitra spianato, chiedendo ad altissima voce la resa. Falciato da una mitragliatrice, immolava in questo audace tentativo, la sua nobile vita. Fulgido esempio di consapevole eroismo, di amore per la Patria e per la libertà. Villanova di San Daniele del Friuli, 29 aprile 1945».

Fonti e bibliografia: 
  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.
  • Ermes Brezzaro, De Monte Giuseppe (Livorno): la medaglia d'oro di Ragogna, a cura della sezione Anpi di Ragogna, Grafiche manzanesi, Manzano 1994.
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