Ida D'Este

Ida D'Este

Fonte: Wikipedia

Nome: 
Ida
Cognome: 
D'Este
Nome di battaglia: 
Giovanna
Luogo di nascita: 
Venezia
Data di nascita:
10
2
1917
Professione: 
Luogo di morte: 
Venezia
Data di morte:
9
8
1976
Note biografiche: 

Nasce a Venezia il 10 febbraio 1917 in una famiglia colta e benestante: il padre Giuseppe è primario all’ospedale civile, liberale in politica e agnostico in religione; la madre Gisella Turkovich, di origine giuliana, si dedica interamente alla famiglia, ai due figli maschi oltre che a Ida. La giovane frequenta le scuole presso le Suore di Nevers fino al ginnasio inferiore e all’età di 15 anni emette un voto di dedizione completa a Dio, che vive come un atto di profondo cambiamento nella sua vita e che continuerà a festeggiare ogni anno cogli amici come conquista di una libertà radicale. Osteggiata dalla famiglia nel suo desiderio di iscriversi al liceo scientifico per poi studiare medicina, frequenta l’istituto magistrale “N. Tommaseo”, dove si diploma nel 1935. L’anno successivo si iscrive alla facoltà di Lingue e letterature moderne all’Università Ca’ Foscari, laureandosi nel 1941 con una tesi su Pascal, filosofo profondamente amato, così come i grandi autori della letteratura russa; nel ’43 sosterrà poi l’esame di maturità classica per iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza a Padova, dove darà un solo esame. Negli anni universitari partecipa attivamente alla Fuci veneziana, pur esprimendo una certa insofferenza nei confronti della rigida separatezza tra gruppi maschili e femminili e dell’insistente attenzione ai temi della “purezza” espressa dall’assistente don Gottardi. Diventata insegnante di francese nelle scuole secondarie, dopo l’8 settembre ’43 organizza con le amiche di Azione cattolica (tra cui Maria Rigo, Anna Pieruz, Vittoria Calvani, Anna e Ernesta Sonego, Illiria De Grandis, Wanda Mariutti) una regolare forma di soccorso ai soldati italiani prigionieri nelle navi ferme al porto di Venezia, oltre che un lavoro di preparazione e diffusione di propaganda antifascista. Grazie a Giancarlo Tonolo ed Egidio Meneghetti, di area azionista, entra in contatto con il Cln regionale veneto, ma per il suo ingresso nella Resistenza è determinante soprattutto la conoscenza di Giovanni Ponti, docente di greco e latino al liceo «Foscarini» di Venezia e membro del Cln veneziano. Assume a questo punto – col nome di battaglia di Giovanna, come l’eroina francese da poco beatificata dalla Chiesa – l’incarico di staffetta di collegamento tra il Cln regionale e i Cln provinciali di Belluno, Padova, Rovigo, Vicenza e Venezia, oltre che col Comitato militare regionale: incarico per il quale elabora una sorta di decalogo di comportamento, anche se nel complesso le sta un po’ stretto. Entra in clandestinità nel ‘44, dopo aver subito la revoca dell’incarico di insegnamento, rifugiandosi a Padova con la famiglia del prof. Ponti. È arrestata il 7 gennaio 1945 assieme a un gruppo di dirigenti del Cln veneto, tra cui Egidio Meneghetti, Luigi Martignoni e lo stesso Giovanni Ponti, accompagnato dal figlio dodicenne Giorgetto. Rinchiusa per oltre un mese a Palazzo Giusti gestito dalla Banda Carità (il tragicamente noto Reparto Servizi Speciali della Rsi), è sottoposta a interrogatori, umiliazioni e torture. Viene poi deportata nel lager di Bolzano, dove è costretta a lavorare sia come operaia in una fabbrica di cuscinetti a sfera, sia come addetta alle pulizie per il personale del campo, finendo per contrarre un’infezione polmonare a causa della quale, dopo la Liberazione, sarà necessaria la permanenza in un sanatorio di Crespano.
Se già nella clandestinità aveva cominciato a organizzare delle attività di formazione per i primi gruppi femminili della Democrazia cristiana, nell’immediato dopoguerra è in prima fila nel Movimento femminile e già nel gennaio ’46 vicepresidente provinciale del partito. Delegata con Tina Anselmi al primo Congresso nazionale Dc come sostenitrice della mozione repubblicana, nel marzo del ’46 è eletta consigliere comunale a Venezia. Alle politiche del 18 aprile ’48 risulta la prima dei non eletti ed entra poi effettivamente alla Camera dei deputati nel febbraio del ’53, dopo la morte dell’on. Antonio Pavan. Rieletta, è membro della VI (Istruzione e belle arti) e della XI (Lavoro e previdenza sociale) Commissione, nonché della Commissione speciale sulla proposta di legge per la «salvaguardia del carattere lagunare e monumentale di Venezia». Il suo impegno parlamentare va soprattutto a favore dell’assistenza all’infanzia abbandonata, ai minorenni a rischio e delle scuole speciali, ma continua anche l’interesse in campo femminile: nel 1950 con Maria Federici, Angela Guidi e la socialista Lina Merlin è tra le fondatrici del Cidd (Comitato italiano difesa morale e sociale della donna) e collabora attivamente con l’onorevole socialista a sostegno del progetto di legge contro la regolamentazione pubblica della prostituzione, che sarà promulgato nel 1958. Si avvia così, a Roma e poi a Mogliano, il rapporto con Lucia Schiavinato e le sue “Volontarie della carità”, che avevano promosso case di recupero e strutture di asilo per ex prostitute. Sempre più isolata nel partito, nel ’58 non è più candidata e lascia l’attività politica, dedicandosi interamente al recupero sociale di donne a rischio: nel ’60 acquista una villa a Noale (e successivamente una a Treviso), che fa adibire all’accoglienza e recupero di prostitute e ragazze madri, secondo lo spirito del suo motto «riabilitazione nella libertà». Nel ’63 fonda anche l’istituto secolare delle missionarie della carità con questo scopo specifico. Ritornata a Venezia nel ’69, riprende l’insegnamento con supplenze temporanee e riveste l’incarico di consigliere d’amministrazione dell’ospedale geriatrico della città, dove muore il 9 agosto 1976.

Fonti e bibliografia: 
  • Luisa Bellina, Maria Teresa Sega (a cura di), Tra la città di Dio e la città dell'uomo: donne cattoliche nella Resistenza veneta, Iveser-Istresco, Venezia-Treviso 2004.
  • Luisa Bellina, Introduzione, in Ida D’Este, Croce sulla schiena, Verona 2018, pp. 9-22
  • Silvio Tramontin, D’Este, Ida, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia 1860-1980, vol. III/1, Le figure rappresentative, Casale Monferrato 1984, p. 314.