Manfredi Azzarita

Manfredi Azzarita

Immagine: Mausoleo Fosse ardeatine

Nome: 
Manfredi
Cognome: 
Azzarita
Luogo di nascita: 
Venezia
Data di nascita:
19
7
1912
Professione: 
Diocesi: 
Luogo di morte: 
Roma
Data di morte:
24
3
1944
Note biografiche: 

Manfredi Azzarita nacque a Venezia il 19 luglio del 1912 da Leonardo, noto giornalista pugliese, e Luigia De Prà, primo di cinque fratelli.
Compiuti gli studi medi nella sua città natale, si trasferì a Roma dove frequentò l’Istituto Marcantonio Colonna, prendendo parte anche alle attività dell’associazione interna di Ac, e, successivamente, il liceo classico Terenzio Mamiani. Grazie a una borsa di studio ottenuta dal ministero della Pubblica istruzione ebbe la possibilità di trasferirsi negli Stati Uniti per seguire le lezioni nel Bodwoin College di Brunswick, nello stato del Maine. Tornato in Italia, si iscrisse alla facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, dove si laureò nel 1932 con il massimo dei voti.
Nel luglio del 1934 si vide richiamato sotto le armi per assolvere agli obblighi di leva e fu ammesso alla Scuola per allievi ufficiali di complemento di cavalleria di Pinerolo. Compiuti il primo e il secondo periodo di istruzione preliminare, venne nominato sottotenente ed assegnato al 3° Reggimento del Savoia cavalleria dove rimase per circa sei mesi, per poi essere destinato in servizio di prima nomina al 4° Reggimento del Genova cavalleria fino alla data del congedo, ottenuto il 31 gennaio 1936. Tornato a casa e assunta la direzione della segreteria della Società anonima tecnico industriale Aquila, nel marzo del 1940 si sposò con Teresa Bariletti.
Allo scoppio della II Guerra mondiale venne richiamato in servizio e il 12 dicembre del 1940 fu assegnato al 1° Gruppo carri leggeri l.3/35 San Giusto, dislocato al confine occidentale, prendendo parte alle operazioni che si susseguirono fino al novembre 1941 nella zona dei Balcani. Riconosciute le sue qualità, A. venne trasferito a Roma e prese servizio presso lo Stato maggiore del Regio esercito dove, il 1° gennaio 1943, fu promosso al grado di capitano. In questo suo ruolo nella capitale si trovò anche nelle convulse giornate che videro la caduta del regime fascista e ben presto ricevette la nomina di addetto alla sicurezza del generale inglese Adrian Carton de Wiart, che, grande invalido di guerra fatto prigioniero a Tobruk, era stato liberato da Pietro Badoglio in vista dell’inizio delle negoziazioni preliminari con gli angloamericani.
Alla notizia della firma dell’armistizio dell’8 settembre, che segnò la fine delle ostilità con le forze alleate ma lasciò tuttavia grande incertezza circa i rapporti da tenere con l’ormai ex alleato germanico, A. si inserì immediatamente tra le fila della Resistenza, collaborando attivamente con il Fronte militare clandestino e, insieme a un folto gruppo di conoscenti, si spese in prima persona nella formazione di una cellula di opposizione guidata dal tenente colonnello Alessandro Fossi. Presi contatti con il Comando della V Armata americana, si impegnò a lungo per intessere una rete clandestina di collegamento e coordinamento delle forze antifasciste che operavano nella capitale e nelle immediate vicinanze, riuscendo inoltre a instituire in brevissimo tempo un solido servizio di informazioni in diretta comunicazione con il governo presieduto da Badoglio.
Con l’immediata occupazione di Roma da parte dei tedeschi, l’attività di A. si fece sempre più pericolosa tanto che, a causa di una confessione estorta sotto tortura a un suo collaboratore, i nazisti riuscirono ad arrivare al suo nome e a scoprire la rete di resistenti che ruotava intorno a lui. Il 18 marzo 1944 un manipolo di SS lo raggiunse nella sua residenza in piazza Cavour e lo mise in stato di arresto insieme a tre suoi compagni con cui condivise la detenzione nella prigione di via Tasso. Compagno di cella del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, per i successivi giorni egli venne fatto oggetto di duri interrogatori e atroci sevizie da parte dei carcerieri tedeschi, allo scopo di estorcergli informazioni utili per l’individuazione della sua cellula di informatori e per conoscere nomi e luoghi di rifugio dei partigiani operanti a Roma.
A soli cinque giorni dal suo arresto, visto il suo ostinato silenzio e la volontà di non rivelare nulla, la parabola di vita di A. ebbe fine. Il 23 marzo del 1944, infatti, trentatré militi della forza d’occupazione tedesca appartenente alla XI Compagnia del III Battaglione Polizeiregiment Bozen vennero uccisi a Roma, in via Rasella, nel corso di un’azione condotta da un Gap della capitale. Immediata fu la reazione del comando nazista che per rappresaglia scelse di condannare a morte dieci italiani per ogni tedesco morto nell’operazione gappista. Tra i 335 nomi che vennero inseriti nella lista ci fu anche quello di A. che, dopo essere stato prelevato dalla sua cella, venne dunque condotto alle Fosse Ardeatine e trucidato insieme agli altri prigionieri. Il suo corpo fu sepolto nel sarcofago numero 87 del sacrario delle Fosse Ardeatine.
Alla memoria del sacrificio di A. venne decretata la medaglia d’oro al valor militare con la qualifica di capitano di complemento di cavalleria e di partigiano combattente: «Fu valoroso combattente sui fronti di guerra, apprezzato ufficiale presso lo S.M.R.E. ove gli vennero affidati incarichi di particolare fiducia, fra cui quello presso il generale inglese Carton de Wiart durante i preliminari delle trattative di armistizio. Insofferente dell’occupazione tedesca, dopo l’8 settembre ‘43 si prodigò in Roma e dintorni per organizzare gruppi e movimenti armati clandestini, dimostrando fermezza di propositi, decisione e carattere adamantino. Arrestato dalle SS germaniche fu tradotto e imprigionato nelle celle di via Tasso, ove venne atrocemente seviziato. Non rivelò nessun segreto dell’organizzazione militare cui apparteneva e si addossò fieramente ogni responsabilità. Trucidato barbaramente alle Fosse Ardeatine, trovò gloriosa morte, suggellando il suo amore e la sua fede per la Patria. Fronte Militare della Resistenza - Fosse Ardeatine, settembre 1943-24 marzo 1944».
A Venezia, presso la sua casa natale, il comune ha fatto affiggere una lapide commemorativa che recita: «Qui nacque / Manfredi Azzarita / Capitano di Cavalleria / Medaglia d’Oro al V.M. / fu valoroso combattente sui fronti di guerra - apprezzato / ufficiale preso lo S.M.R.E. ove gli vennero affidati incarichi di particolare fiducia - fra cui quello preso il Generale Carton De / Wiart durante i preliminari delle trattative di armistizio / insofferente dell'occupazione tedesca dopo l'8 settembre 1943 / si prodigò in Roma e dintorni per organizzare gruppi e movimenti / armati clandestini - dimostrando fermezza di propositi - decisione / e carattere adamantino / arrestato dalle SS germaniche - fu tradotto ed imprigionato /nelle celle di via Tasso - ove venne atrocemente seviziato. Non rivelò / nessun segreto della organizzazione militare a cui apparteneva / e si addossò fieramente ogni responsabilità / trucidato barbaramente alle Fosse Ardeatine - trovò gloriosa / morte suggellando il suo nome e la sua fede per la Patria / Fronte Militare della Resistenza - Fosse Ardeatine - settembre 1943».

Fonti e bibliografia: 
  • MslRo, Archivio istituzionale, Dossier, b. 15, fasc. 25; Carte tedesche, b. Elenchi, fasc. 23.
  • Anfim, Raccolta fascicoli nominati vittime strage Fosse Ardeatine, b. 015.
  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.
  • Notizie commemorative sul capitano Manfredi Azzarita martire delle Fosse Ardeatine, Tip. Imperia, Roma 1968.
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