Renzo Ildebrando Bocchi

Renzo Bocchi

Fonte: A.C. Burgio, Renzo Ildebrando Bocchi: poeta e martire della Resistenza, in «La Gazzetta di Parma», 8 luglio 2013.

Nome: 
Renzo Ildebrando
Cognome: 
Bocchi
Nome di battaglia: 
Ruffini
Luogo di nascita: 
Parma
Data di nascita:
1
9
1913
Professione: 
Luogo di morte: 
Flossenburg
Provincia/Stato morte: 
Germania
Data di morte:
15
12
1944
Partito/movimento: 
Note biografiche: 

Renzo Ildebrando Bocchi nacque a Parma il 1° settembre 1913 da Ricciotti e Ada Mainardi, i quali ebbero anche un’altra figlia di nome Luciana, mantenendosi come artigiani nel popolare quartiere dell’Oltretorrente. Il figlio fu mandato all’oratorio dei Padri Stimmatini e in parrocchia aderì anche al circolo giovanile «Domenico Maria Villa», aggregato alla Società della Gioventù cattolica italiana, una realtà che aveva svolto un ruolo attivo durante le barricate del 1922 contro l’assalto delle squadre fasciste guidate da Italo Balbo, che costò la vita al socio Ulisse Corazza. Attraverso l’esperienza nella Gioventù cattolica, B. ricevette una formazione non conformistica al totalitarismo imperante. Pur non maturando una chiara scelta antifascista, l’educazione ricevuta lo portò all’insofferenza nei confronti della violenza eretta a sistema e della dittatura accentratrice. Dopo aver concluso il percorso scolastico, avrebbe voluto continuare l’università iscrivendosi alla Facoltà di Lettere ma dirottò la scelta su Giurisprudenza, che abbandonò, a causa di necessità economiche, per lavorare come commesso viaggiatore per una casa di taglio e di moda. Durante il tempo libero, B. coltivò le passioni letterarie compresse, compiendo un tirocinio da autodidatta. Don Giuseppe Cavalli ebbe a scrivere al riguardo: «Di laboriose ed insonni fatiche ci è rimasta una prova eloquente, sicura, nei quaderni (e sono parecchi) di riassunti, commenti e annotazioni che egli faceva su ciò che andava studiando». Collaborò anche a diverse testate giornalistiche come corrispondente e autore di scritti più impegnati e poetici. Nel 1934 svolse il servizio di leva a Roma nel I Reggimento granatieri di Sardegna, prendendo parte alla missione nella Saar per il plebiscito sull’autodeterminazione del 13 gennaio 1935, secondo le disposizioni del Trattato di Versailles. Concluso il militare, partecipò alla Guerra di Spagna come «volontario» a fianco dell’esercito franchista. Nel 1939, in Castiglia, alla memoria dei fratelli Rosselli, assassinati dai cagoulards in accordo con la polizia segreta fascista, compose Canto funebre. Successivamente fu anche mandato sul fronte libico in Africa settentrionale, dalla cui esperienza scrisse la raccolta di poesie Dune rosse, che tuttavia non riuscì a far pubblicare, come del resto altri suoi componimenti, mentre gli era riuscita l’impresa di vedere uscire i volumi di versi La Fiamma del cuore nel 1938 e Pane del perdono nel 1940. Su quest’ultimo, B. impresse la dedica a don Cavalli: «Per la fiamma dell’amicizia e per l’impeto dei comuni ideali». L’annotazione rifletteva non soltanto il legame tra i due ma anche l’inizio della maturazione in chiave più spiccatamente antifascista. Lo stesso sacerdote avrebbe rievocato l’incontro alla fine del settembre 1943 a Bardi con esponenti di altri partiti per preparare «un piano d’azione comune contro gli oppressori della patria». Del resto B., all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, era già entrato nel gruppo ristretto per dare forma e consistenza alla presenza cattolica all’interno della Resistenza, assumendo il nome di battaglia di «Ruffini», come incaricato della commissione finanziaria per la raccolta di fondi a sostegno della Democrazia cristiana e delle formazioni partigiane. Con i mesi gli incarichi si infittirono: dopo essere entrato nel Comitato di liberazione nazionale di Parma, che si era costituito il 17 ottobre 1943, fu capo del servizio informazioni per l’Emilia-Romagna, che dipendeva dal Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia, e collaborò con l’Office of Strategic Services di stanza a Lugano. Le incombenze legate alle attività svolte lo portavano a effettuare numerosi viaggi. Di ritorno da una missione in Svizzera, il 13 maggio 1944, appena superò la frontiera, fu fermato e arrestato, riuscendosi a liberare di fogli compromettenti. Condotto in carcere prima a Como e poi a San Vittore a Milano, nonostante i tentativi per ottenerne la liberazione, dopo brutali torture fu destinato alla deportazione, che fece tappa nel campo di transito di Gries di Bolzano, per poi approdare nel lager di Flossenbürg. Assegnato inizialmente al Block 23, fu successivamente trasferito al sottocampo di Hersbruck, per essere impegnato nel massacrante lavoro in una miniera. Il 14 dicembre 1944, giunto ormai all’esaurimento delle forze, fu riportato a Flossenbürg, dove morì il giorno dopo. Il 27 maggio 1946 la Commissione regionale gli riconobbe la qualifica di partigiano caduto per la lotta di Liberazione. B. fu anche insignito della medaglia d’argento al valore militare alla memoria con la seguente motivazione: «Subito dopo l’armistizio partecipava con patriottica fede alla lotta di liberazione rendendo servizi particolarmente apprezzati nel campo organizzativo e distinguendosi, in difficili contingenze, per decisione e coraggio. Caduto in mani tedesche veniva lungamente interrogato e barbaramente seviziato, ma nulla rivelava. Internato in un campo di annientamento, dopo duro calvario veniva soppresso in un forno crematorio».

Fonti e bibliografia: 
  • Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea, Fondo Giuseppe Cavalli, Parma.
  • Carlo Andreoni, A Renzo Ildebrando Bocchi nel primo anniversario del suo sacrificio, Vita nuova, Parma 1945.
  • Giuseppe Cavalli, Ritratto di un poeta, martire della libertà (Renzo Ildebrando Bocchi), in Il contributo dei cattolici alla lotta di Liberazione in Emilia-Romagna. Atti del 2º Convegno di studi tenuto nei giorni 1, 2, 3 maggio 1964 a Parma-Salsomaggiore, Casbot, Busto Arsizio 1966, pp. 293-314.