Rinaldo Arnaldi

Rinaldo Arnaldi

Fonte: Wikipedia

Nome: 
Rinaldo
Cognome: 
Arnaldi
Nome di battaglia: 
Loris
Luogo di nascita: 
Dueville
Provincia/Stato: 
Vicenza
Data di nascita:
19
6
1914
Luogo di morte: 
Granezza
Provincia/Stato morte: 
Vicenza
Data di morte:
6
9
1944
Note biografiche: 

Rinaldo Arnaldi nacque a Dueville, in provincia di Vicenza, il 19 giugno del 1914 da Giustino e Maria Bressan. Il padre, segretario comunale nominato a vita, ebbe diversi motivi di frizione con gli apparati del regime tanto che nel periodo compreso tra il 1926 e il 1929, nello svolgimento della sua attività professionale, dovette subire numerose pressioni e imposizioni perché si sottomettesse alla linea imposta dal fascismo e, per lo stesso motivo, nel 1932 venne allontanato dal paese per essere trasferito prima a Conco, piccolo centro di montagna, quindi a Breganze.
A Thiene, dove compì i suoi studi medi e superiori frequentando il collegio vescovile presente nella cittadina, A. partecipò alle attività della locale associazione Giac. Dalla formazione ricevuta nell’ambiente familiare deve essere probabilmente ascritta quella determinazione a combattere le ingiustizie che lo portò, nel corso del 1933, a inserirsi nel novero degli studenti che decisero di schierarsi in difesa del professore di Diritto, Pietro Galletto, che era stato raggiunto da un procedimento di trasferimento imposto dalle istituzioni scolastiche perché non fedele alla propaganda del Pnf. Per questa sua posizione e per il passato del padre venne ben presto raggiunto dalla segnalazione del federale fascista e posto sotto il controllo dalle pubbliche autorità.
Nell’ottobre del 1934, all’età di vent’anni, si iscrisse alla facoltà di Scienze economiche e commerciali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dove si laureò il 20 giugno del 1940.
Pur dichiarato a più riprese inabile al servizio militare, anche nei mesi successivi all’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, riuscì a ottenere una rivalutazione del suo caso, passando la visita medica e venendo finalmente giudicato idoneo a servire sotto le armi. La cartolina precetto non tardò ad arrivare e A. si vide destinato in qualità di sergente carrista a Spoleto per il corso allievi ufficiali di fanteria del Regio esercito dove, viste le difficoltà riscontrate durante il periodo di formazione, la sua posizione tornò a essere sotto stretta osservazione della commissione medica. Trasferito a Roma, venne nuovamente dichiarato «non idoneo alla scuola All. Uff. di Fanteria, ma idoneo alla scuola All. Uff. Servizi» e spedito al 32° carristi di stanza a Vicenza.
Fu in questa nuova destinazione che A. accolse la notizia della caduta del regime fascista e, successivamente, della firma dell’armistizio di Cassibile che pose fine alle ostilità con l’esercito degli Alleati ma lasciò aperta la questione dei rapporti con l’ex alleato germanico. Nelle giornate immediatamente successive all’8 settembre egli decise di darsi alla macchia e passare tra le fila delle formazioni partigiane che andavano costituendosi nel vicentino.
Assunto il nome di battaglia di «Loris», poi adottato in suo onore dall’altra medaglia d’oro e socio di Ac Giacomo Chilesotti, si inserì nelle attività della Resistenza in provincia di Vicenza che, dovendo rilevare un’iniziale mancanza di armi ed equipaggiamento, si impegnò per intessere una rete di contatti per creare un canale di soccorso per i tanti giovani richiamati dai diversi bandi del neonato regime della Rsi e da quanti cercavano di scampare dalle deportazioni in Germania. Ben inserito in questa attività, A. si prodigò a fondo per aprire vie di comunicazione sicure con le forze alleate e con il governo di Brindisi e, soprattutto, organizzò e prese parte a diversi viaggi in Svizzera per accompagnare oltre i confini della penisola soldati fuggiaschi, ebrei perseguitati e ricercati.
Particolarmente importante in questa sua opera fu l’appoggio di don Antonio Frigo che, avendo la possibilità di gestire i piani d’assistenza legati alle parrocchie, nel febbraio del 1944 organizzò la fuga verso la Svizzera di due famiglie di ebrei rimaste nel vicentino, i Klein e i Landmann, affidandole all’esperienza di A. Fu probabilmente una delle ultime spedizioni che riuscirono a disporre visto che, nell’aprile dello stesso anno, la comunità ebraica venne fatta oggetto di un durissimo rastrellamento e di deportazioni di massa da parte delle forze d’occupazione tedesche, che misero sostanzialmente fine a quest’opera di salvataggio.
Venuto meno questo impegno, decise di prendere le armi e spostarsi nella zona di Fara Vicentino con l’obiettivo di prendere in mano il coordinamento delle diverse bande clandestine sparse nella zona e, nella primavera del 1944, divenne uno dei fondatori della brigata Mazzini che si costituì ufficialmente durante una riunione nel Collegio vescovile di Thiene. Nel corso della sua permanenza nella formazione, però, cadde vittima nel corso di un violento combattimento contro le forze nazifasciste vicino alla cittadina di Granezza, sull’altipiano di Asiago, il 6 settembre 1944. La sua salma venne recuperata dai suoi compagni e sepolta nel cimitero di quel paese e, in suo onore, il 3º battaglione della brigata Mazzini assunse il suo nome.
Alla sua memoria venne decretata la medaglia d’oro al valor militare con la qualifica di sergente carrista e partigiano combattente con la seguente motivazione: «Per indomita volontà di fiero italiano, subito dopo l’8 settembre 1943 raccolse intorno a sé tra i monti della terra nativa, i giovani anelanti di redimere la Patria oppressa. Organizzatore instancabile e trascinatore entusiasta, fu l’anima ardente della sua brigata e seppe guidare i suoi uomini in aspri cimenti, rifulgendo per insigne coraggio e per sprezzo del pericolo. Molti perseguitati politici e militari alleati evasi dalla prigionia e braccati dal nemico devono la propria salvezza al suo altruismo ed alla sua abnegazione. Sugli spalti di Granezza, titano insuperabile, sosteneva per lunghe ore aspro combattimento e lanciava i suoi partigiani in temerari assalti. Colpito al cuore si accasciava sull’arma arroventata, leggendario eroe, uno contro mille, non vinto che dalla morte e dalla gloria. Zona Vicentina, 8 settembre 1943 - Bosco Nero di Granezza, 6 settembre 1944».
L’Università Ca’ Foscari di Venezia, il 16 luglio 1947, ha conferito ad A. la laurea honoris causa in Scienze politiche e il 3 gennaio del 1983, in memoria di quanto fatto in favore delle famiglie di ebrei portate in salvo in Svizzera, il memoriale di Yad Vashem ha aperto un fascicolo a suo nome – il dossier 1113 – e riconosciuto A. come giusto tra le nazioni con la seguente motivazione: «In February 1944, Dr. Rinaldo Arnaldi led a group, which included the Kleins – Agnes, Alexander, and Oscar – originally from Vienna, another Jewish couple, two British soldiers, and two Italians through the mountains from Italy to Switzerland. At the time of the crossing, Agnes Klein was pregnant. Dr. Arnaldi stayed with the group in Switzerland for a few days and then clandestinely returned to Italy. His brave actions on behalf of persecuted Jews placed him in extreme danger. This rescue operation was attested to by the priest Don Antonio Frigo from Vicenza, who helped Dr. Arnaldi, together with his mother, brother, and two sisters, to organize the escape of the group. Dr. Arnaldi, who was also active in the Resistance, died heroically in September 1944, in combat against the Germans. He was decorated with a gold medal posthumously by the Italian government».

Fonti e bibliografia: 
  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.
  • Mimma Arnaldi, Rinaldo Arnaldi e la via della gloria, Istituto san Gaetano, Vicenza 1947.
  • Mimma Arnaldi, Rinaldo Arnaldi, Cinque lune, Roma 1968.
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