Mei Aldo

Immagine: Comunità parrocchiale Valfreddana Nord
Immagine: Comunità parrocchiale Valfreddana Nord
Nome: Aldo
Cognome: Mei
Luogo di nascita: Ruota di Capannori
Provincia/stato: Lucca
Data di nascita: 03/03/1912
Luogo di morte: Lucca
Data di morte: 04/08/1944

Sommario

Note biografiche

Aldo Mei nacque il 25 ottobre 1913 a Ruota, frazione di Capannori, in provincia di Lucca, da Giuseppe e Assunta, terzo dei cinque figli maschi della coppia. Ricevuta la cresima nel 1919 e la comunione nel 1921, nell’ottobre del 1925 entrò in seminario, venendo ordinato diacono nel 1934 e ricevendo l’ordinazione sacerdotale dall’arcivescovo Antonio Torrini il 29 giugno 1935, dopo aver frequentato le classi ginnasiali e liceali, nonché aver compiuto gli studi teologici. Negli anni della preparazione, aveva rappresentato l’ideale del sacerdozio in questo appunto spirituale: «Voglio usare bontà con tutti, ma specialmente con quelli che meno mi vanno a genio -– Vigilerò sui sentimenti di gelosia per trasformarli in atti di cristiana carità […]. Voglio tenermi nell’abbiezione di tutti accettando serenamente e possibilmente con gioia le umiliazioni e ricordando di non avere niente che non abbia ricevuto e di essere da me solo fango – debolezza – miseria. Voglio corrispondere meglio che in passato al dono della Croce visibile». Il 14 agosto successivo entrò nella parrocchia di Fiano, una frazione di Pescaglia che contava, secondo la terminologia canonica, 500 anime e che si trova sul versante settentrionale della Valfreddana, la prima – si sarebbe rivelata anche l’ultima – destinazione nel suo ministero presbiterale, che fin da subito fu particolarmente attento alla cura di tutti i rami dell’Azione cattolica nel piccolo centro, arrivando a rafforzarli sensibilmente. Oltre infatti a insistere sull’Udaci, alla quale, come era previsto, affidò i Fanciulli cattolici, prima non strutturati in parrocchia, e al circolo della Sgci denominato «Pio XI», diede vita alla Gf, che intitolò a Maria Immacolata. Per i legami stretti, è significativa la fitta corrispondenza intrattenuta con i giovani impegnati sui diversi fronti nel corso della II Guerra mondiale, quasi a voler tenere unita l’associazione anche a distanza. Tra le altre iniziative assunte, M. aprì anche un asilo parrocchiale, che animò grazie anche all’aiuto delle donne di Azione cattolica. Divenuto vicario foraneo, alla fine di aprile del 1943, in una tre giorni di carattere sociale, annotò: «se un capo di stato non si mette sul piano e nel disegno divino, potrà costringere esternamente per qualche tempo, ma non avrà il consenso interno, ai popoli mancherà l’unità interiore. Ecco la ragione intima della esplosione della pace nella tragedia della guerra», criticando i poteri che erano giunti a «mettere a sistema l’ateismo oppure la mitologia pagana del sangue e della razza come in Germania». La considerazione, seppure in linea con un approccio tradizionale, rifletteva l’insofferenza per la conflagrazione, accresciutasi dopo l’armistizio dell’8 settembre, che avviò l’occupazione tedesca dell’Italia e lo scoppio della guerra civile. Il parroco di Fiano invitò i fedeli alla prudenza, precisando anche l’atteggiamento cristiano che doveva improntare le scelte: «se è lecito e doveroso odiare il peccato, bisogna ricordarsi che non è lecito odiare il peccato[re], anzi si deve amare. Come ieri non esistevano gli odiati inglesi, così oggi non esistono gli odiati tedeschi. La parola odio non è un vocabolario cristiano. Si desideri l’estirpazione del male, ma si abbia comprensione di tutti. Per tutti si preghi, si cerchi di tutti la salvezza». Fu questo, in fondo, l’orizzonte del suo comportamento. Dopo aver fornito assistenza materiale e spirituale agli sfollati, grazie anche al raccordo con gli adulti dell’Azione cattolica della parrocchia, M. ospitò in canonica Adolfo Cremisi, un ebreo che trovò riparo per sfuggire alla deportazione. Il parroco di Fiano aveva anche aiutato alcuni giovani della zona a darsi alla macchia, per sottrarsi ai bandi di reclutamento della Repubblica sociale italiana. Sul monte Acuto, dove stanziavano le bande partigiane della zona, M. aveva fatto porre un altare come meta dei pellegrinaggi della parrocchia, che ora utilizzò anche per celebrare funzioni religiose aperte ai resistenti. La banda guidata da Renato Sodini gli lasciò una radio trasmittente non funzionante, che era stata requisita nell’attacco alla stazione dei carabinieri di Pescaglia, e poi lo chiamò a benedire la salma di un fascista, che era stato ucciso, non senza la sua pena. Dopo aver ospitato anche un partigiano ferito e essersi recato in comune insieme ai confratelli del territorio su ingiunzione dello Jäger-Regiment 39 della XX divisione da campo della Luftwaffe, che aveva ordinato lo sfollamento, M. fu avvertito che era stato denunciato al comando tedesco, il quale stava guidando un vasto rastrellamento nella zona, che toccò anche Fiano. Il parroco, insieme a Cremisi, che peraltro non fu riconosciuto come ebreo, fu arrestato il 2 agosto 1944 e tradotto a Lucca, dove presso la Pia Casa, una struttura riadattata, fu processato e condannato a morte. Condotto la sera del 4 agosto fuori le mura urbane, presso Porta Elisa, fu fucilato, nonostante l’inutile tentativo per la liberazione compiuto dall’arcivescovo durante la detenzione, nel corso della quale fu anzi torturato. Sul breviario, scrisse: «Babbo e Mamma, state tranquilli – sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti. Solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte: – 1º per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salvare l’anima. 2º per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè per aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti – aver nascosto la radio. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho avuto vivere che per amore! “Deus Charitas est” e Dio non muore. Non muore l’Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro…». Scrivendo alla perpetua, Agnese Perfetti, M. raccomandò «caldamente» l’Azione cattolica, rivolgendosi soprattutto «ai cari giovani e alle care giovani – che siano tutti e sempre degni dell’altissimo ideale». Il 30 luglio 1977 fu insignito della medaglia d’argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: «Nobile figura di patriota e di sacerdote, si dedicava con ogni impegno a sostegno delle formazioni partigiane in lotta contro gli oppressori nazifascisti ed a protezione dei perseguitati, scampati e evasi di ogni nazionalità e parte politica. Individuato dal nemico insisteva nella sua opera fino alla cattura. Sopportava con esemplare serenità insulti, percosse e minacce pur di non rivelare quanto, a sua conoscenza, poteva compromettere la sicurezza delle formazioni partigiane e dei suoi protetti. Condannato a morte veniva condotto sul luogo dell’esecuzione e costretto a scavarsi la fossa. Nel tentativo di piegare la sua determinazione a non tradire, gli veniva rifiutato l’estremo conforto dei Sacramenti. La sua mano benedicente ed implorante a Dio il perdono per i carnefici ne eleva l’olocausto a supremo atto di fede nei valori di una suprema giustizia e della libertà».

Onorificenze

Nobile figura di patriota e di sacerdote, si dedicava con ogni impegno a sostegno delle formazioni partigiane in lotta contro gli oppressori nazifascisti ed a protezione dei perseguitati, scampati e evasi di ogni nazionalità e parte politica. Individuato dal nemico insisteva nella sua opera fino alla cattura. Sopportava con esemplare serenità insulti, percosse e minacce pur di non rivelare quanto, a sua conoscenza, poteva compromettere la sicurezza delle formazioni partigiane e dei suoi protetti. Condannato a morte veniva condotto sul luogo dell’esecuzione e costretto a scavarsi la fossa. Nel tentativo di piegare la sua determinazione a non tradire, gli veniva rifiutato l’estremo conforto dei Sacramenti. La sua mano benedicente ed implorante a Dio il perdono per i carnefici ne eleva l’olocausto a supremo atto di fede nei valori di una suprema giustizia e della libertà.

Fonti e bibliografia

  • Seminario arcivescovile di Lucca, Biblioteca diocesana mons. Giuliano Agresti, Fondo documentario don Aldo Mei.
  • Insmli, Fondo Piero Malvezzi. Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana e europea.
  • Piero Malvezzi, Giovanni Pirelli (a cura di), Lettere di condannati a morte della Resistenza: 8 settembre 1943-25 aprile 1945, Einaudi, Torino 1952, pp. 199-201.
  • Aldo Mei, Testimone sempre. Pensieri e appunti spirituali (1942-1943), a cura di P. Poli, Maria Pacini Fazzi, Lucca 1987.
  • Leo Giancarlo Lazzari, Rodolfo Rossi, Umberto A. Palagi, Memorie di Fiano. Testimonianze manoscritte dei suoi parroci 1873-1951. Don Aldo Mei: martire del XX secolo. Testamento integrale e altri scritti, Istituto Storico Lucchese, Sezione di Pescaglia, Fiano 2012.
  • Gianluca Fulvetti (a cura di), Di fronte all’estremo. Don Aldo Mei, cattolici, chiese, resistenze; Maria Paccini Fazi, Lucca 2014.

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