Riccardi Giuseppe

Immagine: Comune di Gorno
Immagine: Comune di Gorno
Nome: Giuseppe
Cognome: Riccardi
Luogo di nascita: Gorno
Provincia/stato: Bergamo
Data di nascita: 27/06/1918
Luogo di morte: Montegranale di Jesi
Provincia/Stato morte: Ancona
Data di morte: 17/07/1944
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Giuseppe Riccardi nacque a Gorno, in provincia di Bergamo, il 27 giugno del 1918. Nei suoi primi anni di vita la famiglia, alla ricerca di una migliore condizione economica, decise di trasferirsi a Nancy, in Francia, dove R. attese agli studi elementari e medi presso gli istituti scolastici della città. In questo periodo all’estero, inoltre, egli fece parte del locale circolo della Jeunesse ouvrière chrétienne (Joc). Terminata la sua formazione scolastica, il giovane venne assunto come impiegato tecnico presso un’industria locale e in questa occupazione assistette allo scoppio della Seconda guerra mondiale e alla capitolazione francese di fronte all’avanzata tedesca culminata con la resa del 25 giugno 1940. Fu in questi anni che la Joc, pur pressata dalle autorità germaniche, si radicalizzò su una posizione di netta opposizione all’occupazione germanica e al governo guidato da Pétain tanto che, nel corso dell’agosto del 1943, la Gestapo decise di chiudere la segreteria generale dell’organizzazione in quanto sospettata di attività sediziosa e di porre in stato di arresto padre Georges Guèrin, la guida spirituale centrale della Joc.

Con questo retroterra formativo, che si può immaginare ebbe un suo ruolo nella scelta effettuata dal giovane nel corso degli eventi successivi alla caduta del regime fascista in Italia, nel mese di aprile del 1942 R. decise di far ritorno in patria per assolvere ai suoi obblighi di leva e svolgere il servizio militare. Arruolatosi nel Regio esercito, fu destinato all’80° reggimento del corpo dei bersaglieri e, frequentato un corso di addestramento a Marostica, venne promosso al grado di caporale e avviato a Bari per frequentare un secondo corso preparatorio al ruolo di sergente allievo ufficiale. Promosso nell’agosto 1943, il mese successivo fu raggiunto dalla notizia della firma dell’armistizio di Cassibile che, ponendo fine alle ostilità con le forze angloamericane, causò lo sbandamento del suo reparto e la fuga di molti suoi commilitoni.

Vistosi dispensato dal ruolo, egli decise di non far ritorno a casa e di entrare a far parte del Corpo italiano di liberazione (Cil) che, organizzatosi già dai primi giorni successivi all’8 settembre, mirava a supportare l’esercito angloamericano nella lotta contro l’occupante nazifascista. R. fu dunque assegnato alla 184ª divisione paracadutisti Nembo e, durante i mesi di servizio presso il nuovo reparto, ebbe modo di prendere parte a diverse operazioni di sostegno all’esercito alleato. Il 6 dicembre del 1943, mentre si trovava in località Sant’Agata dei Goti alla vigilia dell’attacco di Montelugno, primo episodio di combattimento successivo alla dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania che vide in azione una formazione militare italiana del cosiddetto esercito cobelligerante a fianco degli alleati, scrisse una lettera alla madre per darle l’ultimo saluto: «Carissima Mamma, quando queste mie ultime righe ti giungeranno, io sarò andato a raggiungere Papà. […] Possa il mio sacrificio servire a qualche cosa per la salvezza dei nostri piccoli e per la grandezza della nostra cara Italia che ho tanto amato. Oggi è avvilita ma un giorno verrà, e di questo ne sono certo, in cui ritroverà il suo posto al sole e non saremo più schiavi. Non piangermi Mamma perché non piango nemmeno io. Tutto ho donato e ciò che mi dispiace è di non aver fatto abbastanza: non è colpa mia e ciò mi consola… A tutti i miei amici di Francia i miei pensieri affettuosi con l’augurio e la certezza che come l’Italia nostra, la Sua sorella rinascerà dopo questa dura prova».

A R., nel corso del suo servizio, venne assegnata la cura del vettovagliamento dell’unità. Così un motociclista della divisione, Sanzio Bombardini, descrisse la dedizione con la quale il giovane espletasse anche questo compito: «All’ora del rancio il sergente Riccardi, onnipresente, faceva la distribuzione buca per buca, buttandoci le relative scatolette. […] Non ha mai avuto paura ed era sempre contento, ma qualcuno lo giudicava incosciente».

Nel corso del mese di luglio del 1944 il Cil, comandato dal generale Umberto Utili, partecipò alle operazioni che portarono allo sfondamento delle linee tedesche, alla riconquista di Ancona e, successivamente, all’avanzata verso nord. Il 19 luglio, seguendo questa operazione, il reparto di R. si attestò nella piccola frazione di Montegranale di Jesi, in provincia di Ancona, dove insieme alle forze angloamericane si preparò per ingaggiare battaglia con reparti della retroguardia tedesca. Pur potendo esimersi dal combattimento, in quanto addetto al vettovagliamento, R. chiese e ottenne di poter affiancare i suoi compagni nel corso della giornata per prendere parte alle ostilità.

Resosi protagonista nell’aspro scontro a fuoco che caratterizzò il conflitto, il giovane volle spingersi in avanti per guidare il tiro della propria mitragliatrice e rompere le difese avversarie. Trovatosi in posizione troppo avanzata, allo scoperto, sotto il fuoco incrociato avversario e nell’impossibilità di essere raggiunto dalla copertura dei suoi compagni, R. avanzò per quanto gli fu possibile fino a quando fu colpito da una raffica nemica che lo lasciò esanime a terra.

Alla sua memoria venne decretata la medaglia d’oro al valor militare con la qualifica di sottotenente di complemento del 4° reggimento del corpo dei bersaglieri e la seguente motivazione: «Figlio di italiani all’estero, accorreva ad arruolarsi in un battaglione bersaglieri per la difesa della Patria. Pur essendo addetto al vettovagliamento del proprio reparto, sollecitava di partecipare al combattimento, dando ripetute prove di valore. In una giornata eccezionalmente dura si offriva con entusiasmo in quattro differenti rischiose imprese, finché cadeva colpito a morte mentre allo scoperto, in piedi, sereno e tranquillo, dirigeva il tiro di una mitragliatrice su alcuni obiettivi che aveva individuati e personalmente riconosciuti. Bellissima figura di combattente, che aveva saputo imporsi all’ammirazione generale anche in precedenti azioni contro il nemico tedesco. Monte Granale di Jesi, 17 [sic] luglio 1944».

Onorificenze

Figlio di italiani all’estero, accorreva ad arruolarsi in un battaglione bersaglieri per la difesa della Patria. Pur essendo addetto al vettovagliamento del proprio reparto, sollecitava di partecipare al combattimento, dando ripetute prove di valore. In una giornata eccezionalmente dura si offriva con entusiasmo in quattro differenti rischiose imprese, finché cadeva colpito a morte mentre allo scoperto, in piedi, sereno e tranquillo, dirigeva il tiro di una mitragliatrice su alcuni obiettivi che aveva individuati e personalmente riconosciuti. Bellissima figura di combattente, che aveva saputo imporsi all’ammirazione generale anche in precedenti azioni contro il nemico tedesco. Monte Granale di Jesi, 17 [sic] luglio 1944.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.

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