Corrà Flavio

Immagine: Causedeisanti.it
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Nome: Flavio
Cognome: Corrà
Luogo di nascita: Salizzole
Provincia/stato: Verona
Data di nascita: 07/04/1917
Luogo di morte: Flossenburg
Provincia/Stato morte: Germania
Data di morte: 01/04/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Flavio Corrà nacque il 7 aprile 1917 a Salizzole, in provincia di Verona, da Rodolfo Corrà e Angela Serafini, quarto di sei figli. La famiglia, di modeste condizioni economiche, fu sempre dedita al lavoro dei campi.

Nel 1932, insieme ai familiari, si trasferì a Isola della Scala dove, terminate le scuole medie, si iscrisse al liceo scientifico Angelo Messedaglia di Verona. Insieme al fratello Gedeone, con il quale condivise diverse tappe della sua vita e la scelta di inserirsi tra le file della Resistenza nel corso nel periodo successivo alla firma dell’armistizio di Cassibile, fu in questi anni attivo animatore del circolo giovanile di Ac presente in città. Nel 1936 venne nominato presidente dell’Ac parrocchiale e, successivamente, coordinatore foraniale delle diverse associazioni presenti nel territorio. Sempre nello stesso periodo, inoltre, divenne confratello della società San Vincenzo de’ Paoli. Conseguita la maturità e ottenuto il diploma, nel 1939 si iscrisse alla facoltà di Matematica e fisica dell’Università di Padova dove, peraltro, fece parte del locale gruppo Fuci. Nel corso di questi anni venne anche assunto, in qualità di docente di matematica, alla scuola di avviamento professionale di Nogara.

Il 2 dicembre 1941 venne chiamato a svolgere il servizio militare e dovette forzatamente sospendere i suoi studi universitari venendo ammesso prima al corso per sottoufficiali di Udine e, successivamente, a quello per ufficiali a Pavia. Alla fine del mese di luglio 1943, dopo una breve licenza concessagli a seguito della sua nomina a ufficiale, venne richiamato d’urgenza a causa degli eventi seguiti alla caduta del regime e mandato, insieme ad altri suoi compagni di corso, a svolgere mansioni di ordine pubblico nella città di Milano. Terminato il periodo di servizio nel capoluogo lombardo, gli fu ordinato di partire per il fronte e di raggiungere il suo reparto a S. Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.

Alla ratifica dell’armistizio dell’8 settembre, sfuggito alla cattura delle truppe tedesche e scampato il pericolo dell’internamento in Germania, decise di tornare presso il paese natale. Presso la casa di famiglia venne raggiunto dai diversi bandi di reclutamento emessi prima dalla forza di occupazione straniera e, successivamente, dal neonato governo della Rsi. In questo periodo, dunque, decise di non entrare nelle fila dell’esercito repubblichino ma, sempre insieme al fratello, di passare tra le fila della Resistenza che andava costituendosi nel territorio veneto.

Avvicinato da Carlo Perucci «Eugenio», capitano assegnato allo Stato Maggiore italiano di Brindisi e conosciuto a Verona come ex presidente diocesano dell’Ac, C. venne inserito nel gruppo di ufficiali che presero parte alla missione militare RYE, una rete clandestina che operò fin dai primi mesi successivi all’armistizio per raccogliere notizie sui movimenti delle forze tedesche presenti in Italia e per facilitare i collegamenti tra i partigiani e gli alleati. Nel corso di questo periodo ebbe importati compiti di informazione, coordinamento e di organizzazione tra le diverse bande attive nella zona.

Nel gennaio del 1944 C., insieme al fratello e a un gruppo di compagni, diede vita a una formazione di partigiani attivi intorno a don Luigi Cavaliere, della parrocchia di Tarmassia, che mise a disposizione la sua canonica per gli incontri clandestini della banda. Il raggruppamento assunse il nome di «Battaglione Lupo» e a guidarlo venne chiamato il tenente Agostino Barbieri. Fu proprio quest’ultimo che, in un suo appunto sull’operato del gruppo, scrisse dei fratelli C. che il loro era un lavoro «senza riserve, senza chiedere mai nulla, superando ogni difficoltà, non fermandosi mai innanzi al grande pericolo incombente ad ogni momento essi avvicinano persone mai conosciute, si infiltrano in ambienti ostili, portano documenti, fotografie, rilievi su posizioni di comandi tedeschi».

La notte del 22 novembre del 1944, mentre C. si trovava temporaneamente nell’abitazione di uno zio a Salizzole, venne raggiunto e arrestato da militi della Rsi che lo condussero al comando militare di Verona. Nel corso delle ore successive lo sottoposero a un duro interrogatorio per costringerlo a rivelare notizie circa la composizione e l’ubicazione delle bande partigiane operanti nel territorio. A nulla però valsero torture e sevizie, C. non desistette dal suo intento di negare fino all’ultimo qualsiasi forma di collaborazione alle forze nazifasciste.

Il 1° dicembre 1944, visto l’ostinato silenzio nel quale si trincerò nel corso del periodo di detenzione, venne prelevato dal carcere di Verona e condotto al campo di raccolta di Bolzano. Non rimase per lungo tempo in questa condizione visto che già il 18 gennaio successivo, insieme ad altri 420 prigionieri stipati in 6 vagoni, venne trasferito al campo di sterminio di Flossenburg, in Baviera, dove gli fu assegnato il numero come internato politico «KZ 34565». Fu lo stesso C. che diede notizia dell’avvenuto cambiamento ai suoi familiari attraverso una lettera datata 19 gennaio in cui specificò che «avendo cambiato recapito, vi avvertiamo di sospendere, fino a nuovo ordine, corrispondenza e pacchi a noi indirizzati. Non datevi pensiero per noi. Stiamo benissimo e speriamo di poter presto tornare a casa. Siamo privi di notizie vostre. Appena ci sarà possibile, vi invieremo il nuovo recapito. Ci teniamo ad assicurare che non abbiamo a lamentarci di niente».

A dispetto di quanto comunicava alla famiglia e nella difficoltà della vita trascorsa nel campo, ben presto dovette subire anche la notizia della morte del fratello, colpito da una bronchite e deceduto il 18 marzo 1945. C., particolarmente colpito dagli eventi e sempre più depresso nel fisico morì tra gli stenti della prigionia il 1° aprile 1945. Alla memoria di C., l’11 giugno 1947, l’Università degli studi di Padova decretò la laurea ad honorem in Matematica e fisica.

L’Associazione Amici dei fratelli Corrà ha promosso l’istanza per l’avvio della fase diocesana di due distinte cause di beatificazione volte a dimostrare l’eroicità delle loro virtù cristiane. Gli atti delle due inchieste svolte in parallelo a Verona dal 14 settembre 2000 al 17 maggio 2003 hanno ottenuto il decreto di convalida il 9 novembre 2007.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, Biografie, b. 27.
  • AuPa, Archivio del Novecento, Fascicoli personali degli studenti, Facoltà di Scienze matematiche, Fisiche e Naturali, mat. 141/28, Corrà Flavio.
  • Flavio e Gedeone Corra testimoni di Cristo e della patria, a cura dell’Azione cattolica diocesana di Verona, Tip. Nigrizia, Verona 1963.
  • Andrea Tornielli, Jacopo Guerriero, Partigiani di Dio. Flavio e Gedeone Corra, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005.
  • Vittorino Stanzial, Flavio e Gedeone Corrà, in Testimoni della Chiesa italiana: dal Novecento ai nostri giorni, a cura di E. Guerriero, San Paolo, Cinisello Balsamo 2006, pp. 166-172.

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