Giacomini Gastone

Immagine: Ancfargl Roma Capitale
Immagine: Ancfargl Roma Capitale
Nome: Gastone
Cognome: Giacomini
Luogo di nascita: Roma
Data di nascita: 20/10/1913
Luogo di morte: Valle del Santerno
Provincia/Stato morte: Ravenna
Data di morte: 10/04/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Gastone Giacomini nacque a Roma il 20 ottobre del 1913 da Giulio e Bice Biagini. Dopo i primi anni di formazione giovanile si iscrisse agli studi ginnasiali presso l’Istituto Massimiliano Massimo, prestigioso liceo capitolino gestito dalla Compagnia di Gesù. Fu durante la permanenza in questo istituto che G., a partire dal 1° marzo del 1925, partecipò alle attività della Congregazione mariana interna alla struttura.

Nel 1934, dopo aver terminato i suoi studi e conseguita la maturità classica, decise di far richiesta per entrare nella Regia Accademia militare di Modena, nella quale venne accettato nell’ottobre del 1934 e dove rimase per i due anni successivi. Nel 1936, dopo essere stato nominato sottotenente in servizio permanente effettivo, decise di iscriversi alla Scuola di applicazione a Parma. Al termine di questi anni di formazione militare, nell’ottobre del 1938, si vide promosso a tenente e quindi assegnato, con questo grado, al 61° Reggimento fanteria motorizzato della Divisione «Trento».

Con il suo reparto partecipò, nel corso del giugno 1940, alle operazioni di guerra sul fronte occidentale. Nell’ottobre dell’anno successivo fu trasferito al 66° Reggimento fanteria «Trieste», dislocato in Africa settentrionale. In questo teatro di guerra, al comando della I Compagnia del 1° battaglione, si distinse nel corso dei combattimenti e fu decorato, sul campo, di due medaglie di bronzo al valor militare e di due croci di ferro tedesche di prima e seconda classe, che ricevette direttamente dal generale tedesco Erwin Rommel. Impegnato nella campagna d’Africa per due anni, dal 1° gennaio del 1942 assunse il grado di capitano e nel corso dei mesi di marzo e aprile dello stesso anno dovette guidare i suoi uomini durante le fasi della lunga ritirata che portò l’esercito italiano a riparare fino all’ultimo caposaldo difensivo nella città di Takruna, in Tunisia. Giunto l’ordine dai comandi militari di resistenza a oltranza, per permettere alle truppe dell’Asse di ricompattarsi, G. ebbe modo nuovamente di dimostrare il suo valore. Nelle fasi del combattimento, infatti, venne gravemente ferito da un colpo alla gola e volle comunque rimanere al suo posto di battaglia fino a quando, perduto il caposaldo, si mise alla guida di un’ambulanza carica di feriti della sua compagnia, sostituendo l’autiere che non era più in grado di guidare. Per le sue azioni meritò di essere citato nella relazione ufficiale del generale Giovanni Messe e fu decorato di medaglia d’argento con la definizione di «anima della strenua difesa».

A causa della grave ferita riportata durante il combattimento, nell’aprile del 1943 venne concesso a G. di far ritorno in patria sulla nave ospedaliera «Toscana». Giunto a destinazione, fu prontamente condotto all’ospedale militare di Montecatini Terme, dove venne ricoverato per poter essere adeguatamente curato. Dimesso dopo essere guarito, ottenne una breve licenza per la convalescenza che gli venne assegnata. Fu in questo periodo che dovette assistere agli eventi che portarono prima alla caduta del regime fascista e, successivamente, alla firma dell’armistizio dell’8 settembre.

Trovatosi a Roma durante il periodo di occupazione tedesca e contrario al proseguimento della guerra a fianco dei nazifascisti, entrò a far parte della banda clandestina denominata «Bertone» perché guidata dal colonnello Giuseppe Bertone e composta in prevalenza da militari appartenuti al Regio esercito e dichiaratisi ancora fedeli al giuramento che li legava al re. Nonostante la fervente attività che caratterizzò la formazione e il continuo impegno per la liberazione della città, la banda non cercò mai il riconoscimento del Fronte clandestino militare di resistenza e non venne mai integrata in esso.

Quando, il 5 giugno del 1944, le truppe americane del generale Mark Wayne Clark entrarono nella capitale, sancendo così la liberazione di Roma, i militari del gruppo «Bertone» vennero in larga parte inquadrati nel ricostituito Regio esercito per proseguire la guerra contro le forze tedesche presenti nel suolo nazionale. G. venne dunque assegnato dal Ministero della Guerra, guidato dal generale Taddeo Orlando, all’88° Reggimento Fanteria del gruppo «Friuli» in qualità di comandante della V Compagnia. Fu così che dal 30 novembre del 1944, alla guida dei suoi uomini, poté prendere parte alle operazioni che andavano dispiegandosi sul fronte italiano nella guerra di Liberazione.

Nell’aprile del 1945 il reparto di G. fu impegnato nella prolungata offensiva che gli angloamericani condussero contro le forze tedesche trincerate su posizioni difensive sulla cosiddetta linea Gotica, che avrebbe dovuto sancire la definitiva sconfitta delle forze nazifasciste operanti nella penisola. In particolare il gruppo «Friuli», insieme al XIII corpo britannico, ai paracadutisti della «Folgore» e ai bersaglieri del gruppo «Legnano», venne schierato sul fianco sinistro del fronte, nella zona della valle del Santerno, oltre il fiume Senio. Fu nel corso di questa vasta operazione che, il 10 aprile 1945, G. venne colpito a morte dalle truppe nemiche, mentre guidava gli uomini della sua compagnia nel corso della battaglia che avrebbe permesso alle forze alleate di costituire la strategica testa di ponte di Abbazia nei pressi di Riolo dei Bagni in Romagna.

Alla memoria di G. venne assegnata la medaglia d’oro al valor militare con la qualifica di capitano di fanteria in servizio permanente effettivo nell’88° Reggimento con la seguente motivazione: «Ufficiale dotato di preclari doti di combattente per elette virtù di comandante capace e deciso, per sicuro ascendente sui dipendenti specie negli eventi bellici più cruenti, per alto valore personale spinto in ogni circostanza oltre i limiti della umana possibilità ispirando le sue opere ai più alti ideali della Patria partecipava alla guerra 1940-1943 sul fronte occidentale e in Africa settentrionale; convalescente in patria per grave ferita riportata in guerra e sorpreso dagli avvenimenti dell’8 settembre 1943, tra il generale smarrimento sceglieva la via dell’onore e, fedele al suo giuramento, si schierava contro i tedeschi operando attivamente sul fronte clandestino e quindi partecipando volontariamente alla guerra di liberazione nazionale, insignito di tre decorazioni al valor militare, ferito sei volte in azioni di guerra, ovunque emergeva per singolare temperamento combattivo e spirito di sacrificio, ma il suo indomito valore spiccava in particolare: in Africa Settentrionale, dove, anima della strenua difesa di un caposaldo primo nel rischio ed ultimo nel subire la soverchiante pressione dell’agguerrito nemico benché gravemente ferito e sgomberato a viva forza, mentre ancora incitava i pochi superstiti alla lotta non si abbatteva e trovava in sé l’energia per portare in salvo attraverso zone intensamente battute dal fuoco avversario, un’autoambulanza carica di feriti della sua eroica compagnia sostituendosi all’autiere mortalmente colpito; sul fronte italiano dove immolava la sua gloriosa giovinezza alla testa dei suoi insuperati fanti condotti con audace slancio e sommo sprezzo della vita alla conquista di posizioni tenacemente difese dal secolare nemico. Leggendaria figura di combattente, ha lasciato in ogni campo di battaglia, col suo sangue generoso, traccia luminosa del cosciente eroismo del soldato d’Italia. Africa Settentrionale (Takruna – Tunisia) marzo – aprile 1943 – Fronte Italiano (Torrente Senio), 10 aprile 1945».

Onorificenze

Ufficiale dotato di preclari doti di combattente per elette virtù di comandante capace e deciso, per sicuro ascendente sui dipendenti specie negli eventi bellici più cruenti, per alto valore personale spinto in ogni circostanza oltre i limiti della umana possibilità ispirando le sue opere ai più alti ideali della Patria partecipava alla guerra 1940-1943 sul fronte occidentale e in Africa settentrionale; convalescente in patria per grave ferita riportata in guerra e sorpreso dagli avvenimenti dell’8 settembre 1943, tra il generale smarrimento sceglieva la via dell’onore e, fedele al suo giuramento, si schierava contro i tedeschi operando attivamente sul fronte clandestino e quindi partecipando volontariamente alla guerra di liberazione nazionale, insignito di tre decorazioni al valor militare, ferito sei volte in azioni di guerra, ovunque emergeva per singolare temperamento combattivo e spirito di sacrificio, ma il suo indomito valore spiccava in particolare: in Africa Settentrionale, dove, anima della strenua difesa di un caposaldo primo nel rischio ed ultimo nel subire la soverchiante pressione dell’agguerrito nemico benché gravemente ferito e sgomberato a viva forza, mentre ancora incitava i pochi superstiti alla lotta non si abbatteva e trovava in sé l’energia per portare in salvo attraverso zone intensamente battute dal fuoco avversario, un’autoambulanza carica di feriti della sua eroica compagnia sostituendosi all’autiere mortalmente colpito; sul fronte italiano dove immolava la sua gloriosa giovinezza alla testa dei suoi insuperati fanti condotti con audace slancio e sommo sprezzo della vita alla conquista di posizioni tenacemente difese dal secolare nemico. Leggendaria figura di combattente, ha lasciato in ogni campo di battaglia, col suo sangue generoso, traccia luminosa del cosciente eroismo del soldato d’Italia. Africa Settentrionale (Takruna – Tunisia) marzo-aprile 1943 – Fronte Italiano (Torrente Senio), 10 aprile 1945.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.
  • Luciano Catella, La battaglia di Takrouna: 19-21 aprile 1943, in «Rivista militare», 160 (2016), 4, pp. 92-97.

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