Zecchetto Lino

Lino Zecchetto
Immagine: Amici di Montebello
Nome: Lino
Cognome: Zecchetto
Nome di battaglia: Brunetto
Luogo di nascita: San Stino di Livenza
Provincia/stato: Venezia
Data di nascita: 20/02/1920
Luogo di morte: Montebello Vicentino
Provincia/Stato morte: Vicenza
Data di morte: 29/04/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Lino Zecchetto nacque il 20 febbraio del 1920 a San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, da Antonio, ferroviere, e Maria Gaiatto, casalinga. Primogenito di cinque figli, nei primi anni della sua vita fu costretto a continui trasferimenti a causa del lavoro del padre, che costringeva la famiglia a doversi spostare in diverse zone della regione. Proprio per questo motivo, infatti, all’età di sei anni venne iscritto alla scuola elementare di Motta di Livenza, in provincia di Treviso, dove rimase fino al 1930. Trasferitosi a Vicenza, si iscrisse all’Istituto magistrale Don Giuseppe Fogazzaro e, al contempo, al circolo Giac della parrocchia di San Felice guidata da don Mario Urbani che, nel dopoguerra, di lui scrisse: «Lino è stato per me, nei miei dieci anni di giovane cappellano a San Felice in mezzo a centinaia di giovani, sempre impegnato, pronto e disponibile a tutto e come Presidente dell’Associazione un valido animatore in tutti i nostri incontri settimanali, nelle molteplici attività culturali, sportive, teatrali, e nelle scampagnate in bicicletta nei dintorni di Vicenza». Terminato il periodo scolastico e ottenuto il diploma, Z. decise di immatricolarsi alla facoltà di Pedagogia dell’Università di Torino.

Nei primi mesi del 1941 si convinse a presentarsi volontario per prendere parte alle operazioni italiane nei fronti aperti nel contesto bellico e si recò al distretto militare di Vicenza per fare domanda di arruolamento come sottoufficiale. Assegnato al 78° reggimento fanteria Lupi di Toscana, raggiunse il suo reparto che si trovava di stanza a Bergamo e cominciò il periodo di formazione. L’11 giugno conseguì il grado di sergente e il mese successivo venne destinato sul fronte jugoslavo, prima alla guarnigione della città di Gospic, poi a quella di Vercovina, in Croazia. Nei primi giorni di settembre Z. fece ritorno in Italia dove, dopo una breve licenza trascorsa a Vicenza, si vide ammesso alla scuola per ufficiali di complemento di Salerno. Terminato il corso con successo, il giovane fu promosso al grado di sottotenente e, dopo circa tre mesi, si vide destinato nuovamente al fronte orientale. Fu in questa destinazione che il 12 febbraio del 1943, durante uno scontro a fuoco, venne ferito seriamente, dovendo dunque rientrare in patria per essere curato e per trascorrere il periodo di convalescenza. Guarito, l’11 luglio dello stesso anno fu assegnato al servizio di guardia di Palazzo Venezia, a Roma.

La notizia della caduta del regime fascista e della firma dell’armistizio di Cassibile lo trovarono dunque impegnato nella capitale. Durante i combattimenti contro le forze occupanti che caratterizzarono la città nei giorni successivi all’8 settembre, Z. decise di non consegnare le proprie armi ai tedeschi e, insieme ad alcuni commilitoni, tentò di organizzare la difesa della caserma sita nella zona di Monte Mario. Postosi al comando di uno sparuto gruppo di uomini, resistette finché fu possibile alla richiesta di resa avanzata dalle forze germaniche. Solo quando la scarsità di armi e la preponderanza numerica degli avversari divenne schiacciante, pur di non consegnarsi ai nemici, decise di sciogliere il reggimento e ordinare a tutti la fuga per darsi alla macchia.

Riuscito a scappare dalla cattura, dunque, Z. fece ritorno a Vicenza per riunirsi alla propria famiglia. Presi contatti con il movimento resistenziale già molto attivo nella zona, in particolar modo con l’amico Mario De Giacomi, riuscì a far sfollare la famiglia a Montebello Vicentino. Messi al sicuro i parenti, il giovane ebbe modo di compiere senza remore la sua scelta e, assunto il nome di battaglia di «Brunetto», si inserì tra le fila partigiane. Distintosi fin da subito per la sua capacità e preparazione militare, alla fine di dicembre venne nominato comandante di una formazione della brigata Garibaldi «Tre stelle», formata da giovani vicentini e operante soprattutto nella zona di Montebello. Il suo costante interesse nella preservazione, per quanto possibile, della popolazione del territorio dove operava appare confermata dalla testimonianza di un compagno che ricordò come, davanti ad azioni che avrebbero potuto portare a rappresaglie, «Lino insorgeva, esigendo che non si ponesse mano a nessuna operazione, che, direttamente, avrebbe potuto mettere a repentaglio la vita e i beni delle popolazioni, già per il resto duramente provate dalla guerra». Oltre alle operazioni belliche, di sabotaggio e al coordinamento del suo gruppo, Z. fu particolarmente attivo anche nell’attività di propaganda clandestina a favore della Resistenza e, soprattutto, nel tentativo di convincere i ragazzi a non rispondere ai bandi di reclutamento emessi dalla Repubblica sociale. Il suo gruppo si conquistò particolare fama, anche tra le forze nemiche, per la serie di successi negli scontri verificatisi nel giugno del 1944 nella zona compresa tra le località di Signolo, Tavernelle, Montorso e Montecchio Maggiore.

Durante le giornate di combattimenti che portarono alla liberazione di Vicenza, egli comandò la sua formazione negli scontri contro gli occupanti nazifascisti nella zona di Montebello. Fu proprio durante le fasi della ritirata delle truppe tedesche, però, che Z. trovò la morte a causa di uno scontro a fuoco contro una pattuglia nemica. Il 29 aprile, infatti, un gruppo di militi tedeschi che stava cercando scorte alimentari decise di recarsi in contrada Selva, nei pressi della cascina della famiglia Dalla Valle, per razziare quanti più beni possibili. L’occupazione della struttura, però, venne segnalata al gruppo di Z. da alcuni abitanti del posto e il giovane decise di guidare i suoi uomini sul posto per fermare le operazioni tedesche e per liberare i contadini che erano stati presi in ostaggio. Impegnata battaglia, egli si espose per primo allo scopo di raggiungere la cascina ma, individuato dai militi tedeschi, venne raggiunto da un colpo di mitraglia che lo lasciò esanime a terra.

Alla memoria di Z. venne decretata la medaglia d’argento al valor militare con la qualifica di partigiano combattente e la seguente motivazione: «Comandante di battaglione ed ottimo organizzatore, sapeva infondere nei dipendenti la sua fede ed il suo ardore. Nei giorni della Liberazione, venuto a contatto con forze avversarie superiori per numero e mezzi, incitava i suoi dipendenti alla lotta con l’esempio e con la parola finché, colpito a morte, immolava generosamente la sua esistenza per la causa della libertà. Montebello Vicentino, 29 aprile 1945». Nel dopoguerra l’università di Torino gli conferì la laurea honoris causa in Pedagogia.

Onorificenze

Comandante di battaglione ed ottimo organizzatore, sapeva infondere nei dipendenti la sua fede ed il suo ardore. Nei giorni della Liberazione, venuto a contatto con forze avversarie superiori per numero e mezzi, incitava i suoi dipendenti alla lotta con l’esempio e con la parola finché, colpito a morte, immolava generosamente la sua esistenza per la causa della libertà. Montebello Vicentino, 29 aprile 1945.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Giac, b. 776, fasc. Zappa-Zuffetti.
  • Bruno Munaretto, Storia eroica di «Brunetto», in «Il Patriota», 13 ottobre 1945.
  • Bruno Munaretto, Michele Crispino, Lino Zecchetto comandante partigiano, La Serenissima, Vicenza 1995.

Hanno fatto parte di Gioventù italiana di Azione cattolica anche:

ISACEM – Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI
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