Emilio Vignali nacque a Parma il 13 agosto 1922. Cresciuto in una famiglia di modeste condizioni economiche, fu socio del circolo Giac «Cristo Re» di Salsomaggiore, partecipando con impegno alle attività del gruppo, insieme al fratello maggiore Rolando. Quando era ancora studente, venne chiamato alle armi a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale e prestò servizio nell’Armir come geniere e telegrafista.
Rientrato in Italia dopo il ripiegamento dal fronte orientale, nel giugno 1944 decise di unirsi alla lotta partigiana entrando nella 31ª Brigata Garibaldi Forni, attiva nelle valli del Ceno e dello Stirone. Assunto il nome di battaglia di «Tego», partecipò a diverse azioni del distaccamento, distinguendosi per coraggio e disponibilità verso i compagni.
Nel luglio 1944, mentre le formazioni partigiane avevano consolidato il controllo della zona montana del Parmense, il comando tedesco avviò una vasta operazione di rastrellamento impiegando reparti corazzati, artiglieria e aviazione da ricognizione. Il distaccamento Forni fu incaricato di difendere la strada che da Pellegrino Parmense conduce al bivio di Luneto, punto strategico per l’accesso alla Val Ceno. Pur contando su un armamento piuttosto ridotto, già nella serata del 13 luglio i partigiani riuscirono a colpire un’avanguardia tedesca in ricognizione, costringendola alla ritirata.
All’alba del giorno seguente, l’attacco riprese con forze molto più consistenti. Dopo un primo successo, che vide i partigiani mettere fuori combattimento un carro armato, una seconda colonna proveniente da Vernasca tentò di aggirare il distaccamento. Nel tentativo di ripiegare verso posizioni più favorevoli, i partigiani furono investiti dal contingente nazista, che provocò le prime perdite. Fu in questa fase che V., probabilmente mentre era impegnato ad assistere un compagno ferito, venne catturato dai tedeschi. Secondo le testimonianze raccolte nel dopoguerra, fu seviziato e poi fucilato sul posto, nei pressi del mulino di Bore. Il suo corpo venne lasciato insepolto. Nello stesso scontro cadde anche il fratello Rolando, insieme ad altri tre partigiani del distaccamento. Per il comportamento tenuto in combattimento gli fu conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.