Branca Vittore

Immagine: Wikipedia
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Nome: Vittore
Cognome: Branca
Luogo di nascita: Savona
Data di nascita: 09/07/1913
Luogo di morte: Venezia
Data di morte: 28/05/2004
Ramo di Azione cattolica:
Partito politico:

Sommario

Note biografiche

Vittore Branca nacque a Savona il 9 luglio 1913 da Antonio, che come ingegnere era direttore del centro studi dell’Ilva in città, e da Lucia Branca, figlia dello scultore Giulio, sua lontana cugina. Rimasto orfano del padre, frequentò il ginnasio retto dagli Scolopi, per poi iscriversi al liceo classico Gabriello Chiabrera. Nel 1931 superò l’esame di ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa, indossando orgogliosamente il distintivo della Gioventù italiana di Azione cattolica, alla quale si era associato nella città natale, come provocazione alla chiusura dei circoli attuata dal regime fascista proprio in quell’anno. Iscrittosi alla Fuci di Pisa, nel 1932 conobbe a uno dei tradizionali convegni dell’anno mons. Giovanni Battista Montini, con il quale entrò in relazione, arrivando a scrivere articoli su «Studium» perlopiù di carattere letterario (furono cinque dal 1933 al 1943). Nel 1933, dopo il cambio del regolamento interno che imponeva l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Gioventù italiana del littorio o direttamente al Partito nazionale fascista, come prerequisito per l’iscrizione al concorso e che portò all’allontanamento di Aldo Capitini e all’espulsione dei cosiddetti «otto santi», B. rischiò la cacciata, se non fosse stato per l’intervento diretto di Giovanni Gentile. Con il filosofo strinse, infatti, un rapporto di stima, che non limitò la militanza associativa: nel 1935 e nel 1936 curò gli Annali della F.U.C.I., un’iniziativa che si collegava al Consiglio centrale, di cui divenne membro proprio nel 1935. Nello stesso anno, si laureò all’Università di Pisa con una tesi sulla storia della critica di Boccaccio, che gli valse la lode e il diritto di pubblicazione. Dopo una borsa di studio, conseguì il diploma al corso superiore di letteratura medievale all’Università di Salisburgo e poi vinse il concorso per le cattedre di italiano per i licei, andando a insegnare a Firenze. In questo periodo, iniziò la collaborazione all’Accademia della Crusca per la curatela dell’edizione nazionale delle opere di Boccaccio. Sposatosi con Olga Montagner, dal matrimonio nacquero quattro figli. Nel 1942 risultò primo classificato nel concorso per la libera docenza di letteratura italiana. È sicuramente interessante la pubblicazione presso Le Monnier di volumi di autori impegno civile, che B. promosse negli anni della guerra, quando intensificò i contatti con il Movimento laureati di Azione cattolica, al quale aveva aderito. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, tramite Montini, entrò in contatto con Alcide De Gasperi. Fu attraverso questa investitura indiretta che il giovane professore divenne il rappresentante della Democrazia cristiana all’interno del Comitato toscano di liberazione nazionale, che si costituì il 9 ottobre 1943 e fu presieduto da Carlo Ludovico Ragghianti. Nella primavera del 1944, Gentile lo sollecitò a scrivere sulla «Nuova antologia» articoli di carattere letterario, trovando il fermo, anche se rispettoso, «rifiuto» di B. per una collaborazione che avrebbe incrinato il valore della scelta compiuta: «Senatore, ormai c’è troppa tragedia, ci sono troppi morti, ci sono troppe inumanità tra le diverse sponde su cui siamo. Non posso…». Il 15 aprile il filosofo fu vittima di un attentato di un gappista. Il giovane studioso, in sede di direzione dell’organismo, condannò l’uccisione del maestro sia a nome della componente che rappresentava sia a titolo personale: «Non si può ammettere che si uccida qualcuno solo per le sue idee, anche se perverse». Non di meno continuò a nascondere presso la sede della casa editrice Le Monnier o l’abitazione di don Raffele Bensi il materiale prodotto, che aveva un significato politico prima ancora che un risvolto pratico. B., infatti, oltre a collaborare attivamente al «Bollettino» del Cln toscano, scrisse sui fogli democristiani clandestini «Il Popolo» e «La Punta», ovviamente dietro pseudonimi. Fu anche tra i redattori dell’appello all’insurrezione popolare dell’11 agosto 1944 che accompagnò l’ingresso a Firenze delle truppe alleate. All’indomani della liberazione della città, fu condirettore de «La Nazione del popolo», la nuova testata dello storico quotidiano fiorentino che si era naturalmente compromesso negli anni del regime e dal 1945 al 1947 fu responsabile con Pietro Calamandrei della direzione letteraria de «Il Ponte», che lasciò in seguito all’assunzione della rivista di un carattere più marcatamente politico. Nel dopoguerra, comunque, B. rafforzò la scelta di dedicarsi allo studio, declinando le richieste di un impegno partitico. Dopo aver insegnato come professore incaricato letteratura italiana all’Università di Firenze dal 1944 al 1949, affiancando dal 1948 anche la docenza all’Istituto superiore di magistero Maria Santissima Assunta (divenuto in seguito Lumsa), nel 1950 fu chiamato all’ateneo di Catania, per poi essere professore invitato alla Sorbona di Parigi, dove era stato nominato alla direzione della Divisione arti e lettere dell’Unesco. Nel 1953 tornò stabilmente in Italia, insegnando all’Università di Padova e, su insistenza di Vittorio Cini, entrò nel comitato direttivo della Fondazione Giorgio Cini, un’istituzione alla quale sarebbe a lungo rimasto legato, come segretario generale (1954-1988), direttore del centro cultura e civiltà, vicepresidente (1972-1995) e infine presidente (1995-1996). Tra il 1968 e il 1972, B. fu anche rettore dell’Università di Bergamo, un periodo intervallato da numerose esperienze in atenei di tutto il mondo, che si affiancarono a svariati incarichi scientifici in ambito letterario. Gli fu conferita la laurea honoris causa da ben sei atenei, oltre che essere insignito di molti prestigiosi premi. Morì a Venezia il 28 maggio 2004.

Per l’attività resistenziale, a. B fu attribuita la medaglia d’oro del Comitato toscano di liberazione nazionale.

Fonti e bibliografia

  • Pier Luigi Ballini, Il Comitato toscano di liberazione nazionale e la liberazione di Firenze, in «Nuova Antologia», 139 (2204), 2232, pp. 6-43.
  • Franco Cardini, La bottega del professore, Libreriauniversitaria.it, Padova 2015, pp. 21-45.

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