Brandellero Bruno

Bruno Brandellero
Immagine: Anpi Vicenza
Nome: Bruno
Cognome: Brandellero
Nome di battaglia: Ciccio
Luogo di nascita: Valli del Pasubio
Provincia/stato: Vicenza
Data di nascita: 1922
Luogo di morte: Tretto
Provincia/Stato morte: Vicenza
Data di morte: 26/06/1944
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Bruno Brandellero nacque nel 1922 in contrada Brandelleri sita a Valli del Pasubio, in provincia di Vicenza, da Emilio e Angela Lissa Dal Prà. Cresciuto in una famiglia di agricoltori, B., dopo aver frequentato le scuole elementari, venne occupato nella coltivazione dei campi di proprietà del padre. Fin da giovane, inoltre, si prodigò per essere di aiuto all’economia domestica, imparando il mestiere di falegname e lavorando saltuariamente nelle zone montuose circostanti.

In questi anni di fanciullezza si avvicinò al gruppo giovani di Ac dell’associazione Santa Maria Valli di Vicenza al quale successivamente si iscrisse. Particolarmente avvezzo alla pratica dell’esercizio fisico e allo sport in genere, ben presto si specializzò nel pugilato, sostenendo alcuni incontri che lo resero conosciuto a livello regionale.

Dopo essere stato assunto, per un brevissimo periodo, come operaio meccanico, venne chiamato alle armi, insieme alla sua classe di leva, in anticipo e fu impiegato fin dal 1942 come soldato della Sanità. In questo periodo, dopo essere stato riformato per affezione tiroidea, prese servizio all’ospedale militare di Monselice. Fu in questa sua nuova occupazione che venne raggiunto dalla notizia dell’armistizio del settembre 1943. B. decise di abbandonare il suo posto presso l’ospedale, che gli avrebbe assicurato una certa garanzia di sopravvivenza, per aderire al primo nucleo delle bande partigiane che si stavano formando nella zona delle montagne dell’alto vicentino. Venne accolto nella locale pattuglia di S. Antonio-Valli del Pasubio, guidata da Domenico Roso detto «Binda». Ben presto assunse il nome di battaglia di «Ciccio».

Il suo gruppo clandestino, che era stato sostenuto e appoggiato dalla popolazione locale, venne inserito nella formazione partigiana «Martiri di Val Leogra», nella quale B. assunse la qualifica di sottotenente. Fin dai primi giorni di attività si rese partecipe di numerose azioni contro le forze nazifasciste presenti nella zona, particolarmente audace fu quella che, l’11 giugno 1944, portò la pattuglia da lui guidata alla cattura di un ammiraglio tedesco e della sua scorta in località Tagliata, sopra Sant’Antonio.

Venerdì 16 giugno B. decise di partire, insieme a un gruppo di dieci uomini, per la contrada Vallortigara, dove dovettero fare tappa prima di dirigersi verso l’altopiano del Tretto. Appena giunti nel luogo, i partigiani vennero accolti dalla popolazione locale che, dopo averli sfamati, li aiutò a trovare un riparo per passare la notte. Venuti a conoscenza della presenza delle bande in quell’area, i tedeschi, insieme a diverse formazioni ucraine, decisero di muovere verso la contrada per attuare un massiccio rastrellamento e stroncare le forze della Resistenza. Prima dell’alba del 17 giugno il paese venne dunque circondato da forze nazifasciste, che si prepararono a combattere. Lo scontro che ne scaturì durò alcune ore, i partigiani ripiegarono nel bosco circostante e anche B. riuscì a divincolarsi e a trovare riparo. I tedeschi decisero dunque di radunare in una piazza tutta la popolazione civile e di preparare il campo per una sommaria esecuzione sostenuta dall’accusa di aver sostenuto i partigiani.

Mentre il plotone si preparava al compito che gli era stato assegnato, B. decise di presentarsi agli ufficiali tedeschi, affermando di essere il responsabile dello scontro a fuoco in quanto comandante della banda operante in quella zona. Aggiunse inoltre di aver costretto la popolazione di Vallortigara, sotto la minaccia delle armi, a dare ospitalità e soccorso ai suoi uomini. La fucilazione dei civili venne sospesa, gran parte degli ostaggi venne rilasciata e solo alcuni furono condotti a Schio per essere interrogati. B. venne dunque fatto prigioniero e, vigilato da una scorta armata, condotto prima a Valli del Pasubio e quindi nelle carceri del comune di Marano Vicentino, dove si trovava di stanza il 263° Battaglione orientale. Fu costretto a subire duri interrogatori per nove giorni ma, seppur torturato e minacciato dai suoi aguzzini, rifiutò fino alla fine di rivelare qualsiasi informazione potesse essere utile ai tedeschi e non fece alcun nome dei compagni che con lui condivisero la Resistenza nell’alto vicentino. Prostrato dal trattamento riservatogli dai tedeschi, B. venne condannato a morte il 26 giugno 1944 e fucilato lo stesso giorno da un plotone di esecuzione a Marano Vicentino, dove venne infine sepolto come «ignoto» nel cimitero cittadino.

La medaglia d’oro al valor militare alla memoria viene conferita a B. nel 1952, con la qualifica di partigiano combattente, ricordando come: «Nel corso di un duro rastrellamento condotto da ingenti forze tedesche ed ucraine resisteva valorosamente in contrada Vallortigara al comando di tredici partigiani contro alcune centinaia di nemici, infliggendo gravi perdite. Incendiato il borgo, morti cinque dei suoi uomini, con generoso slancio balzava sparando contro il nemico, attirando su di sé l’attenzione e consentendo ai superstiti di disimpegnarsi. Ferito, catturato e duramente seviziato, manteneva contegno fiero ed esemplare e, al fine di indurre il tedesco a non esercitare ulteriori rappresaglie sulla popolazione, affermava di aver costretto, armi in pugno, i civili a dare ricovero ai partigiani. Portato pressoché morente davanti al plotone di esecuzione, trovava ancora la forza di inneggiare alla Patria italiana. Tretto (Vicenza), 26 giugno 1944».

Onorificenze

Nel corso di un duro rastrellamento condotto da ingenti forze tedesche ed ucraine resisteva valorosamente in contrada Vallortigara al comando di tredici partigiani contro alcune centinaia di nemici, infliggendo gravi perdite. Incendiato il borgo, morti cinque dei suoi uomini, con generoso slancio balzava sparando contro il nemico, attirando su di sé l’attenzione e consentendo ai superstiti di disimpegnarsi. Ferito, catturato e duramente seviziato, manteneva contegno fiero ed esemplare e, al fine di indurre il tedesco a non esercitare ulteriori rappresaglie sulla popolazione, affermava di aver costretto, armi in pugno, i civili a dare ricovero ai partigiani. Portato pressoché morente davanti al plotone di esecuzione, trovava ancora la forza di inneggiare alla Patria italiana. Tretto (Vicenza), 26 giugno 1944.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.
  • Mario Faggion, Medaglia d’oro Bruno Brandellaro “Ciccio”, in «Il Patriota-Anpi Vicenza», 62 (2007), 1, p. 4.
  • Ugo De Grandis, Vallortigara giugno 1944. Un episodio emblematico della Resistenza alto vicentina, Edizioni grafiche Marcolin Schio, Schio 2010.

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