Fraccon Franco

Immagine: Archivio famiglia Fraccon
Immagine: Archivio famiglia Fraccon
Nome: Franco
Cognome: Fraccon
Luogo di nascita: Rovigo
Data di nascita: 24/10/1924
Luogo di morte: Mauthausen
Provincia/Stato morte: Austria
Data di morte: 04/05/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Franco Fraccon nacque a Rovigo il 24 ottobre 1924 da Torquato, bancario, e da Isabella Ghirardato, casalinga, secondogenito di tre figli, i quali avrebbero tutti partecipato alla Resistenza. Per lo spostamento del lavoro del padre, nel 1925 la famiglia fu costretta a trasferirsi a Vicenza, dove F. frequentò le elementari e il ginnasio, per poi proseguire gli studi al liceo «Antonio Piagafetta», conseguendo la maturità nel 1943 con la nota del preside che attestava il «rapporto di contegno indisciplinato e rifiuto di obbedienza, fatto dalla G.I.L.», l’organizzazione giovanile fascista. Si inserì presto nella Gioventù italiana di Azione cattolica, divenendo, in stretta collaborazione con l’assistente don Vincenzo Borsato, delegato diocesano studenti. Iscrittosi alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Padova, proseguì la militanza nell’Azione cattolica attraverso la Fuci. In seguito all’armistizio di Cassibile, decise di non rispondere al bando di chiamata alle armi del 9 novembre 1943 e si nascose a Valli di Pasubio, presso don Mario Bolfe, professore di religione al liceo frequentato e vicino alla Fuci femminile, il quale collaborò con il padre nel soccorso agli ebrei. Anche F. cooperò alla rete predisposta dal genitore, aiutando a preparare, grazie alla passione per la fotografia, documenti contraffatti. Raggiunto dalla sorella Graziella nell’abitazione dove si era rifugiato, insistette perché ella si adoperasse presso il padre per convincerlo ad accordargli il permesso di potersi unire ai partigiani. Appena Torquato Fraccon, il quale aveva atteso la costituzione della formazione militare che andava organizzando, gli fece sapere la risposta positiva, anche per lui arrivò il momento della scelta definitiva della Resistenza. La lotta armata durò, tuttavia, poco più dell’estate. La mattina del 26 ottobre 1944, mentre nella casa di famiglia erano ospitate anche altre personalità compromesse, la sua abitazione fu circondata in un blitz che portò all’arresto dell’intera famiglia. Condotti tutti e cinque al carcere di San Biagio a Vicenza, furono in seguito separati: mentre la madre e le sorelle rimasero nella struttura e il padre fu portato nella sede dell’Ufficio politico investigativo, F. fu condotto nella caserma San Michele e poi nella caserma Sasso, dove fu interrogato e torturato, senza rivelare nessuna informazione agli aguzzini. Dopo aver rifiutato la proposta di fuga per evitare ritorsioni sulla famiglia, fu riportato al primo luogo di detenzione e, dopo alcuni giorni, insieme al padre e ad altri prigionieri fu trasportato al campo di concentramento di Gries nei pressi di Bolzano e di lì deportato al lager di Mauthausen. Identificato con il numero tatuato 115.500, nell’internamento, secondo la memoria dei pochissimi sopravvissuti, offrì «testimonianza dell’eroismo cristiano», morendo il 4 maggio 1945.

I lavori dell’apposita commissione dell’Università di Padova, che si riunì il 21 marzo 1947, terminarono con il conferimento della laurea honoris causa in Medicina l’11 giugno successivo.

Con decreto ufficiale del 19 maggio 1950, a F. venne tributata la medaglia d’argento al valor militare con la qualifica di partigiano combattente con la seguente motivazione: «Giovane patriota animoso ed entusiasta, si prodigò nella lotta partigiana fornendo ripetute e sicure prove di valore. Arrestato, sopportò con fermezza maltrattamenti e sevizie nulla rivelando di quanto a sua conoscenza sulla organizzazione. Internato, insieme con il padre, in un campo di annientamento, diede belle prove di forza di animo e di altruismo privandosi più volte delle misere razioni per soccorrere i compagni. Stremato dalle sofferenze e dalle fatiche, si spense, precedendo di pochi giorni, nelle fosse di Mathausen [sic], il valoroso padre suo al quale era stato unito nella lotta e nella prigionia».

Nel 1955, l’Unione delle comunità ebraiche italiane conferì a Torquato e Franco Fraccon la medaglia d’oro alla memoria, in riconoscimento all’opera prestata in favore degli ebrei.

Onorificenze

Giovane patriota animoso ed entusiasta, si prodigò nella lotta partigiana fornendo ripetute e sicure prove di valore. Arrestato, sopportò con fermezza maltrattamenti e sevizie nulla rivelando di quanto a sua conoscenza sulla organizzazione. Internato, insieme con il padre, in un campo di annientamento, diede belle prove di forza di animo e di altruismo privandosi più volte delle misere razioni per soccorrere i compagni. Stremato dalle sofferenze e dalle fatiche, si spense, precedendo di pochi giorni, nelle fosse di Mathausen [sic], il valoroso padre suo al quale era stato unito nella lotta e nella prigionia.

Fonti e bibliografia

  • Antonio BaroliniTorquato e Franco Fraccon, Neri Pozza, Vicenza 1967.
  • Graziella Fraccon Farina, Torquato Fraccon e il figlio Franco, Edizioni Cinque lune, Roma 1968.
  • Pierantonio Gios, Azione cattolica e Resistenza nel Vicentino, in Il coraggio di una scelta. L’Azione cattolica vicentina dalla Resistenza agli anni del dopo concilio. Storia dell’Azione cattolica vicentina, vol. III, 1943-2009, Messaggero, Padova, 2010, pp. 9-137.

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