Maffeis Benedetto

Immagine: Divisione Acqui
Immagine: Divisione Acqui
Nome: Benedetto
Cognome: Maffeis
Luogo di nascita: Gazzanica
Provincia/stato: Bergamo
Data di nascita: 13/08/1920
Luogo di morte: Cefalonia
Provincia/Stato morte: Grecia
Data di morte: 22/09/1943
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Benedetto Ippolito Maffeis nacque a Gazzanica, piccolo comune in provincia di Bergamo, il 13 agosto 1920. Nel paese natale attese agli studi elementari ma, per sostenere la famiglia in disagiate condizioni economiche, decise di interrompere il suo percorso scolastico per aiutare il padre nel lavoro dei campi. Durante questo periodo fu iscritto e prese parte alle attività del circolo della Giac Sant’Ippolito di Gazzanica.

Nel marzo del 1940 fu richiamato per assolvere gli obblighi di leva e svolgere il servizio militare. Fu assegnato alla 1ª batteria del 33° reggimento divisione Acqui e, in seguito all’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, partecipò alle operazioni di guerra sul fronte occidentale. Promosso caporale nel luglio del 1940 e caporal maggiore nell’ottobre successivo, nel dicembre dello stesso anno seguì il reggimento in Albania e combatté prima sul fronte greco-albanese e, quindi, sull’isola di Cefalonia. In quest’ultima destinazione, dove assunse il compito di capo pezzo batteria obici da 100/17, si trovava quando venne resa ufficiale la ratifica dell’armistizio di Cassibile che sanciva la resa incondizionata dell’Italia alle forze angloamericane.

Pur dovendo constatare fin da subito l’ambiguità delle direttive provenienti dai comandi militari che ordinavano di limitarsi a reagire a ogni tentativo di violenza armata da parte dei tedeschi, la guarnigione di stanza sull’isola decise di opporsi alla richiesta degli ufficiali della Wehrmacht che richiedevano il disarmo del caposaldo e la resa immediata delle truppe italiane. La scelta di tenere questa condotta comportò la veemente reazione tedesca e l’inizio di una serie di combattimenti sul campo che si protrassero per diversi giorni causando pesanti perdite in ambedue gli schieramenti.
Durante un violento scontro a fuoco che caratterizzò le giornate di resistenza all’avanzata tedesca, M. si fratturò gravemente un braccio nel tentativo di arrestare il pezzo d’artiglieria a lui affidato che si stava per ribaltare in una scarpata. Immediatamente ricoverato presso l’ospedale da campo per ricevere le cure adeguate, rifiutò ogni trattamento per poter raggiungere nuovamente la sua batteria che era seriamente impegnata in un combattimento che stava volgendo al peggio a causa della schiacciante superiorità nemica. Raggiunta la sua batteria, la trovò completamente accerchiata dai reparti tedeschi e, nel tentativo di spezzare la pressione, tentò di far convergere sulla sua posizione il fuoco nemico. Mentre si trovava intento a organizzare questa effimera difesa, venne colpito da una raffica di mitragliatrice che lo lasciò esanime a terra.

Morto in combattimento nelle prime ore del 22 settembre, il giovane non fu tra i tanti soldati che, dopo essersi arresi alle ormai preponderanti forze germaniche, nella stessa giornata furono catturati e sommariamente giustiziati come traditori in quello che, nel dopoguerra, fu definito come l’«eccidio di Cefalonia».

Nel 1967 il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat decretò la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la qualifica di caporal maggiore del 33° reggimento artiglieria Acqui e la seguente motivazione: «Capo pezzo di batteria obici da 100/17 dislocata nell’isola di Cefalonia, all’atto dell’armistizio, accettava con entusiasmo la lotta contro i tedeschi. Durante il trasferimento della batteria verso la zona di schieramento riportava dolorose fratture al braccio nel tentativo di impedire il ribaltamento del proprio pezzo da una scarpata. Ricoverato all’ospedale da campo e venuto a conoscenza che il combattimento in cui era duramente impegnata la propria batteria volgeva al peggio, malgrado il divieto del personale sanitario, raggiungeva il proprio reparto che veniva successivamente accerchiato da preponderanti forze nemiche. Rimaneva al comando del proprio pezzo sparando a zero ed animando con l’esempio trascinatore i suoi serventi, fino a che veniva colpito in pieno da una raffica di mitragliatrice. Fulgido esempio di generoso consapevole attaccamento al dovere e di sublime ardimento. Mazarakata Dilinata, 8-22 settembre 1943».

Onorificenze

Capo pezzo di batteria obici da 100/17 dislocata nell’isola di Cefalonia, all’atto dell’armistizio, accettava con entusiasmo la lotta contro i tedeschi. Durante il trasferimento della batteria verso la zona di schieramento riportava dolorose fratture al braccio nel tentativo di impedire il ribaltamento del proprio pezzo da una scarpata. Ricoverato all’ospedale da campo e venuto a conoscenza che il combattimento in cui era duramente impegnata la propria batteria volgeva al peggio, malgrado il divieto del personale sanitario, raggiungeva il proprio reparto che veniva successivamente accerchiato da preponderanti forze nemiche. Rimaneva al comando del proprio pezzo sparando a zero ed animando con l’esempio trascinatore i suoi serventi, fino a che veniva colpito in pieno da una raffica di mitragliatrice. Fulgido esempio di generoso consapevole attaccamento al dovere e di sublime ardimento. Mazarakata Dilinata, 8-22 settembre 1943.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.

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