Mayr-Nusser Josef

Immagine: Wikipedia
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Nome: Josef
Cognome: Mayr-Nusser
Luogo di nascita: Bolzano
Data di nascita: 27/12/1910
Luogo di morte: Erlangen
Provincia/Stato morte: Germania
Data di morte: 24/02/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Josef Mayr-Nusser nacque il 27 dicembre del 1910 a Bolzano, allora centro del Tirolo austroungarico, da una famiglia contadina di modeste condizioni economiche e profondamente cattolica. I genitori, infatti, mantenevano i sette figli svolgendo l’attività di viticoltori abitando nel maso in loro possesso da alcune generazioni, il Nusserhof, vicino al fiume Isarco. Il padre Jakob durante la I Guerra mondiale si arruolò nell’esercito e, nel corso del 1915, trovò la morte nei pressi di Gorizia per aver contratto il colera.

A sette anni M.-N. venne iscritto alla scuola elementare e, successivamente, frequentò la scuola media superiore con indirizzo commerciale. Fu nei suoi anni di formazione che cominciò a prendere parte alle attività del locale circolo giovanile di Ac dell’arcidiocesi di Trento. Terminati gli studi, pur covando il desiderio di continuare il suo percorso accademico iscrivendosi all’università per approfondire il tema dell’astronomia, decise di contribuire alle finanze familiari cercando un lavoro. Ebbe un primo incarico nella ditta Führer, situata nel centro storico di Bolzano, ma la prima occupazione che lo impegnò per largo periodo fu quella presso la ditta tessile della Eccel, nella quale venne assunto in qualità di cassiere nel 1928.

Trascorsi tre anni dovette rispondere alla chiamata sotto le armi per espletare gli obblighi di leva e, inquadrato nel Regio esercito, venne dislocato in un reparto d’artiglieria di montagna prima in Piemonte e, successivamente, in Sardegna. Dopo diciotto mesi venne quindi congedato ed ebbe modo di fare ritorno presso la città natale per riprendere la sua attività professionale. Qui M.-N. conobbe Hildegard Straub, segretaria della stessa ditta e attiva socia del gruppo Gf presente in città. Nel contempo, sempre maggiore fu il suo impegno in favore dell’Ac dove ebbe modo di assumere nel tempo diverse responsabilità fino a giungere, nel 1934, alla nomina di delegato diocesano per il ramo giovanile. In questo nuovo compito poté contare sul solido sostegno dell’assistente ecclesiastico Josef Ferrari, con il quale ebbe modo di discutere a più riprese della realtà politica e sociale che si andava dipanando in Italia e che, nel corso del tempo, risultò per lui una valida guida spirituale. In questi anni si inserì anche tra le fila della Conferenza di San Vincenzo, spendendosi in maniera particolare per dare sostegno alla componente più povera della popolazione altoatesina.

Nel 1938, nel suo ruolo in seno alla Gc, ebbe modo di rendere esplicito il valore della testimonianza cristiana in un suo intervento dal titolo Testimoni della sua gloria che trovò spazio nel numero di gennaio del periodico «Jugendwacht», edito dal circolo sudtirolese: «Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace. È un fatto insolito. Né la spada, né la forza, né finanze, né capacità intellettuali, niente di tutto ciò ci è posto come condizione imprescindibile per erigere il regno di Cristo sulla terra».

Nel corso del 1939, in occasione della cosiddetta «opzione» in Alto Adige, sistema con il quale Italia e Germania si accordarono per tentare di risolvere il contenzioso che gravava sul territorio fin dalla I Guerra mondiale, alla popolazione altoatesina e alle minoranze linguistiche tedesche presenti nel territorio della penisola venne chiesto di scegliere se diventare cittadini tedeschi e, quindi, trasferirsi nei territori del Reich o se confermare la propria cittadinanza italiana, rinunciando dunque alle battaglie rivendicative sul proprio diritto di essere riconosciute come minoranze. In questo contesto così delineato, M.-N. decise di aderire al gruppo degli «optanti grigi», coloro cioè che si rifiutarono di sottoscrivere il testo dell’opzione, inserendosi peraltro nell’associazione clandestina denominata Andreas Hofer Bund che, fin dal 1940, fu attiva nel tentativo di approntare una seria e impegnata contropropaganda nei confronti delle pressioni tedesche sulle popolazioni italiane che si sarebbero dovute esprimere sull’opzione. Anche in questo suo arduo compito ebbe grande importanza la rete di contatti che riuscì a intessere grazie all’Ac e, in particolare, la figura dell’assistente don Ferrari, che condivideva i motivi di opposizione al pernicioso alleato tedesco.

Dopo una breve parentesi di richiamo sotto le armi per un’esercitazione in Sardegna, nel 1941 venne assunto alla ditta Amonn, una delle più note nel bolzanino, mantenendo anche in questa nuova occupazione la mansione di cassiere. Solo l’anno successivo convolò a nozze con Hildegard, con la quale ebbe anche un figlio che chiamarono Albert.

Alla firma dell’armistizio di Cassibile i tedeschi si mossero immediatamente per occupare le zone strategiche dell’Alto Adige e, ben presto, il Reich riuscì ad assicurarsi il controllo diretto su questo territorio – la cosiddetta Zona d’operazione delle Prealpi, comprendente le province di Trento, Bolzano e Belluno – che venne sottoposta all’amministrazione militare tedesca. Fu per questo motivo che, nonostante fosse altoatesino e pur potendo vantare cittadinanza italiana, il 7 settembre 1944 M.-N. si vide richiamato alle armi insieme ad altri ottanta compagni dalle forze d’occupazione e inviato nella cittadina di Konitz, in Prussia Occidentale, presso una caserma di addestramento per le SS. A venti giorni dal suo arrivo, scrisse alla moglie una lunga lettera nella quale tentò di lenire i motivi di preoccupazione della donna per la sua improvvisa chiamata tra le file dell’esercito nazista e, anticipando i tratti della sua scelta futura, ebbe a scrivere: «Ciò che affligge il mio cuore è che la mia testimonianza, nel momento decisivo, possa causare a te, fedelissima compagna, disgrazia temporale. L’impellenza di tale testimonianza è ormai ineluttabile, due mondi si stanno scontrando. I miei superiori hanno mostrato fin troppo chiaramente di rifiutare e odiare quanto per noi cattolici vi è di più sacro e intangibile. Prega per me, Hildegard, affinché nell’ora della prova io agisca senza timori o esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza». Un mese più tardi infatti, nel corso del suo periodo di formazione, rifiutò di prestare il giuramento a Hitler per motivi di coscienza e per una profonda scelta di tipo religioso. A causa di questa sua difficile decisione, che dovette anche confermare per iscritto attraverso una dichiarazione stilata di suo pugno, venne accusato di insubordinazione e disfattismo e condotto nelle carceri di Danzica in attesa di processo presso il tribunale militare. Da questo luogo di prigionia, il 5 dicembre 1944, scrisse una nuova missiva per la moglie dove descrisse la sua condizione: «Dal 14 novembre mi trovo nella prigione di carcerazione preventiva a Danzica, la bella e antica città del Baltico dove ha anche sede il tribunale delle SS a cui fa capo Konitz», sottolineando inoltre l’impossibilità di conoscere il futuro in un momento così grave della sua vita: «Non posso ancora dirti quando si deciderà la mia sorte e ti prego di pazientare».

Subìto un rapido processo, venne condannato e destinato alla deportazione. Passato per un breve periodo dal lager di Buchenwald nei primi giorni di febbraio, si vide destinato a quello di Dachau, dove però non riuscì a giungere perché stroncato da morte prematura. A causa delle dure condizioni di viaggio nel vagone del treno e delle prolungate privazioni che dovette subire, egli perse la vita per una polmonite sopraggiunta durante una sosta nella stazione ferroviaria di Erlangen il 23 febbraio 1945.

Per qualche tempo nulla si seppe della fine di M.-N. Soltanto nell’aprile di quell’anno, infatti, Hildegard venne a conoscenza della morte di suo marito attraverso un certificato rilasciato dal lazzaretto di riserva di Erlangen, nel quale venne stringatamente certificato che «l’appartenente alle SS Josef Mayr, nato il 27.12.1910, è morto, come da referto di autopsia, di broncopolmonite il 24 febbraio 1945 alle ore 6.00 nel treno della stazione di Erlangen».

Il percorso biografico di M.-N. è stato a lungo motivo di contrasto nel territorio del Tirolo a causa della sua decisione di non giurare fedeltà a quella che era considera la legittima autorità nel territorio altoatesino in quel periodo. Ciononostante la diocesi di Bolzano-Bressanone decise di assumere l’iniziativa dell’istruzione del processo di beatificazione che, ottenuto il consenso da parte della Santa Sede nel corso del 2005 per il trasferimento della competenza dall’arcidiocesi di Bambera, nel cui territorio era morto, ha potuto aprire la fase diocesana che si è conclusa nel 2007. Nel 2016, papa Francesco ha autorizzato il decreto della Congregazione delle cause dei santi con cui venne ufficialmente dichiarato il martirio in odio alla fede e, un anno più tardi, nel duomo di Bolzano è stata celebrata la sua beatificazione e la sua memoria liturgica è stata fissata nel giorno in cui decise di non giurare a Hitler.

Fonti e bibliografia

  • Josef Gelmi, Mayr-Nusser Josef, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, diretto da F. Traniello, G. Campanini, III/2, Le figura rappresentative, Marietti, Casale Monferrato 1984.
  • Francesco Comina, Non giuro a Hitler: la testimonianza di Josef Mayer-Nusser, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000.
  • Reinhold Iblacker, Non giuro a questo Fuhrer: Josef Mayr-Nusser, un testimone della liberta del pensiero e vittima del nazismo, Sono, Innsbruck-Bolzano 1990.
  • Josef Innerhofer, Un santo scomodo: Josef Mayr-Nusser, Pro sanctitate, Roma 2007.
  • Josef Innerhofer, Josef Mayr-Nusser 1910-1945. Discorsi, articoli e lettere di un martire del nostro tempo-Vorträge-Beiträge-Biefe eines Märtyrers unserer Tage, Weger, Bressanone 2010.

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