Perna Luigi

Immagine: Roma8settembre1943.it
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Nome: Luigi
Cognome: Perna
Luogo di nascita: Avellino
Data di nascita: 12/10/1921
Luogo di morte: Roma
Data di morte: 09/09/1943
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Luigi Perna nacque ad Avellino il 12 ottobre 1921 da Umberto Perna e Annita Jacchei. Il padre fu un ufficiale del corpo dei granatieri di Sardegna, reduce pluridecorato della I Guerra mondiale, che ricevette anche una medaglia di argento e una di bronzo durante il secondo conflitto mondiale, condividendo infine con il figlio la partecipazione al tentativo di difendere la città di Roma dall’offensiva tedesca durante la strenua ma effimera resistenza che venne approntata nei giorni successivi all’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943.

Da Avellino la famiglia si trasferì ben presto a Viterbo, visto che P., dal 1929, risultò iscritto all’Opera nazionale balilla, con tessera n. 70482, nel locale comitato comunale, legione 322ª. Successivamente spostatosi con i genitori nella capitale, venne iscritto al Collegio S. Maria, dove frequentò la scuola media e partecipò alle attività della locale associazione giovanile interna di Ac.

I suoi anni giovanili vennero però scanditi da un deciso percorso all’interno di quegli apparati che il regime fondò per curare da vicino la formazione delle nuove generazioni di militanti. P. fu infatti iscritto alla Gioventù italiana del littorio, organizzazione giovanile fascista alla diretta dipendenza del segretario del Pnf, fondata nel 1937 per prendere il posto dei fasci giovanili di combattimento. Nella tessera che gli venne assegnata, oltre al giuramento «nel nome di Dio e dell’Italia giuro di eseguire gli ordini del duce e di servire con tutte le mie forze e se è necessario col mio sangue la causa della rivoluzione fascista», vi era l’indicazione del centro al quale apparteneva l’iscritto, che nel caso di P. era «Comando federale Urbe, Centro premilitare». La «tessera premilitare» rilasciata al «Giovane fascista Perna Luigi» era firmata dal capo sezione premilitare «leva di terra», il colonnello Vincenzo La Sala. Il regio decreto-legge del 27 ottobre 1937 che istituiva ufficialmente la Gil elencava i compiti che questa organizzazione si prefiggeva: il primo era quello di seguire «la preparazione spirituale, sportiva e premilitare» dei militanti.

Terminati gli studi liceali, P. si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma. Nel corso della sua carriera accademica, continuando il cursus nelle organizzazioni del regime, ebbe modo di partecipare alle attività della Gioventù universitaria fascista di cui divenne un attivo militante. Fu in questo contesto che venne raggiunto dalla notizia dello scoppio della II Guerra mondiale e dell’ingresso dell’Italia nel conflitto il 10 giugno del 1940.

Vista la trafila fatta nelle compagini premilitari fasciste e la formazione che ebbe da suo padre, P. rispose con entusiasmo alla chiamata per il servizio di leva, venendo aggregato alla compagnia dei volontari universitari che si inserirono tra le fila del terzo Reggimento granatieri di Sardegna di stanza a Viterbo, dove assunse prima il grado di caporale e, successivamente, quello di sergente. Al termine di questo periodo decise di iscriversi al Corso allievi ufficiali di Arezzo e, nominato sottotenente di complemento nel corso del mese di maggio del 1942, fu assegnato al 41° Reggimento fanteria della Divisione Modena. Assunto il grado dovette raggiungere il suo reparto dislocato in Grecia. Su questo fronte venne ferito durante un combattimento dell’ottobre 1942 e, dopo aver ricevuto le cure sul posto, fu rimpatriato per il periodo di convalescenza.

Decise di presentare domanda per riprendere il proprio posto nel Regio esercito e si vide assegnato prima al 1° battaglione del III Reggimento granatieri, e successivamente al 2° battaglione del I Reggimento granatieri. Al termine di questi spostamenti, il 10 luglio del 1943 si vide accettata la richiesta di trasferimento al I Reggimento granatieri e, vista la sua esperienza, gli venne affidato il comando del Plotone esploratori del 1° battaglione.

Seppur ormai impegnato in una brillante carriera militare, decise di non tralasciare il suo dovere verso il cammino accademico intrapreso negli anni precedenti al conflitto e, sfruttando i periodi di licenza concessigli, continuò a sostenere gli esami previsti per riuscire a conseguire la laurea in Giurisprudenza. Si trovò dunque a Roma quando venne ufficializzata la caduta del regime fascista del 25 luglio 1943, con il maresciallo Pietro Badoglio che sostituiva Mussolini a capo del governo e, soprattutto, nel corso delle giornate che seguirono la notizia della firma dell’armistizio di Cassibile dell’8 settembre.

Al comando del suo plotone di esploratori, decise di partecipare ai combattimenti per la difesa della città, tentando di resistere per quanto possibile alla veemente offensiva che venne immediatamente organizzata dalle forze tedesche presenti nella capitale. Decise allora, con un manipolo scelto di uomini, di spingersi nei pressi delle posizioni nemiche per fare opera di ricognizione e provare a ottenere informazioni utili sulla quantità e il dislocamento delle forze tedesche. Durante questo tentativo di avvicinamento alle linee della Wehrmacht venne però individuato e fatto prigioniero. Sfruttando la confusione generata dagli spostamenti delle colonne tedesche, riuscì a fuggire e a far ritorno tra le fila italiane, riuscendo a fornire notizie fondamentali per il tentativo di resistenza della città.

Dall’8 al 10 settembre, al comando del suo plotone, prese parte ai diversi combattimenti che caratterizzarono il tentativo di reagire agli attacchi dei tedeschi. Si spostò dunque prima nei pressi del ponte della Magliana, dove fu approntata una dura resistenza contro le truppe nemiche, successivamente il ripiegamento del suo reparto lo portò in zona Montagnola, dove gli italiani si attestarono su posizioni improvvisate e difficilmente difendibili. Fu per questo motivo che, trovandosi a essere tra i comandanti della retroguardia, P. decise di provare a spezzare l’isolamento nel quale si erano trovati durante il disordinato arretramento. Durante questo tentativo però, trovatosi senza riparo, venne individuato dal nemico e fatto oggetto di diverse raffiche di mitraglia che lo lasciarono a terra esanime.

Il corpo fu recuperato, qualche ora dopo, da don Pietro Ocelli, il parroco della zona in cui era caduto. Nella dichiarazione di decesso dell’ospedale militare del Celio di Roma fu segnato che il sottotenente P. del 2° battaglione del I Reggimento granatieri morì il 9 settembre 1943 «in seguito a ferite multiple da arma da fuoco riportate in combattimento».

Il 28 gennaio del 1946 il professor Giuseppe Caronia, rettore dell’Università La Sapienza di Roma, assegnò la laurea ad honorem in Giurisprudenza in memoria di P. «caduto per la Patria». L’8 ottobre 1945 il luogotenente generale del Regno d’Italia Umberto di Savoia gli assegnò la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la qualifica di sottotenente di complemento di fanteria del 1° Reggimento granatieri di Sardegna, con la seguente motivazione: «Ufficiale di elette virtù militari chiese più volte di essere impiegato in combattimento. Ottenuto il comando di un plotone esploratori ed inviato in ricognizione di posizioni tedesche, veniva catturato. Con fredda audacia e pericolo gravissimo, riacquistava la libertà fornendo al comando notizie preziose per la pronta reazione della difesa. Saputo il suo battaglione già impegnato nella notte in aspri combattimenti, lo raggiungeva e, assunto il comando di un plotone, dava nuove audaci prove di coraggio. Rimasto isolato col suo reparto di retroguardia, nel tentativo di ristabilire un indispensabile collegamento, percorreva con cosciente sprezzo della vita un tratto di terreno scoperto e battuto a brevissima distanza dal nemico avanzante. Ripetutamente colpito cadeva invocando nella sua ultima parola la Patria adorata. Ponte della Magliana – Esposizione Universale – La Montagnola, 8-10 settembre 1943».

Onorificenze

Ufficiale di elette virtù militari chiese più volte di essere impiegato in combattimento. Ottenuto il comando di un plotone esploratori ed inviato in ricognizione di posizioni tedesche, veniva catturato. Con fredda audacia e pericolo gravissimo, riacquistava la libertà fornendo al comando notizie preziose per la pronta reazione della difesa. Saputo il suo battaglione già impegnato nella notte in aspri combattimenti, lo raggiungeva e, assunto il comando di un plotone, dava nuove audaci prove di coraggio. Rimasto isolato col suo reparto di retroguardia, nel tentativo di ristabilire un indispensabile collegamento, percorreva con cosciente sprezzo della vita un tratto di terreno scoperto e battuto a brevissima distanza dal nemico avanzante. Ripetutamente colpito cadeva invocando nella sua ultima parola la Patria adorata. Ponte della Magliana – Esposizione Universale – La Montagnola, 8-10 settembre 1943.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.

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