Monari Elio

Immagine: Isacem, Fondo Giac
Immagine: Isacem, Fondo Giac
Nome: Elio
Cognome: Monari
Nome di battaglia: Don Luigi
Luogo di nascita: Riola di Spilamberto
Provincia/stato: Modena
Data di nascita: 25/10/1913
Luogo di morte: Firenze
Data di morte: 16/07/1944
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Elio Monari nacque il 25 ottobre 1913 a Riola, frazione di Spilamberto, in provincia di Modena, da Augusto e Luigia Ori, che lavoravano la terra a mezzadria. Frequentò le scuole elementari a Maranello, dopo che la famiglia si era spostata presso un altro fondo agricolo. Nell’ottobre del 1924, entrò come convittore all’Istituto Sacro Cuore di Modena per frequentare il ginnasio, che poi continuò presso il seminario di Fiumalbo, dove maturò la vocazione religiosa. Nel 1929 entrò nel seminario di Modena e venne ordinato sacerdote, in anticipo sui tempi previsti, il 28 giugno 1936. Nel 1937 ottenne, come privatista, la maturità classica presso il liceo Muratori di Modena e, dopo alcuni mesi d’insegnamento nel seminario di Nonantola, fu destinato al collegio San Carlo di Monteombraro, dove rimase fino al 1939, per spostarsi poi a insegnare nel seminario di Modena.

Nel frattempo, si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, laureandosi nel 1941. Nel 1938 fu anche nominato assistente ecclesiastico diocesano della Gioventù italiana di Azione cattolica, contribuendo, oltre che alla crescita numerica degli iscritti, a qualificare la proposta formativa del ramo. Nel febbraio del 1943, partecipò alla costituzione del gruppo dei Sacerdoti Piccoli Apostoli, che affiancò l’omonima opera di don Zeno Saltini a San Giacomo Roncole, nel modenese, in diocesi di Carpi, assumendo l’incarico di promozione e guida del «movimento giovanile». M. rimase ad insegnare Letteratura latina e Greco nel seminario modenese fino al 1943, quando, per i rischi a cui si era esposto con la scelta assunta dopo l’8 settembre, fu consigliato dai superiori di abbandonare l’incarico per stabilirsi presso la parrocchia di San Biagio, in città, dove era parroco mons. Carlo Dondi, figura di primo piano in passato della stessa Azione cattolica di Modena e di sicuri sentimenti antifascisti. M., all’indomani dell’armistizio, si attivò strenuamente per nascondere e mettere al sicuro molti soldati alleati fuggiti dai campi di prigionia. Praticamente senza soluzione avviò una rete di soccorso agli ebrei che, in collaborazione con altre personalità che sarebbero state riconosciute come giusti tra le nazioni, riuscirono a espatriare in Svizzera o ad attraversare il fronte. Di non minore impegno fu l’iniziativa per portare i giovani, che non intendevano rispondere ai bandi di arruolamento promulgati dalla Repubblica sociale italiana, in montagna, dove si era avviata la Resistenza. M. promosse anche un nucleo di resistenti cattolici in città, appoggiandosi al reticolo di giovani della Giac. In questa veste, fu tra gli artefici dei dibattiti clandestini che si tennero nelle canoniche di San Pietro e San Biagio dai quali sarebbe sorta la Democrazia cristiana. Nel febbraio del 1944, fece evadere con la complicità del personale medico anche il maestro Alfeo Martini, un partigiano d’estrazione cattolica vicino a don Saltini, dall’ospedale militare San Geminiano di Modena, dove era piantonato perché catturato e ferito, facendogli indossare l’abito talare. La frenetica attività condotta, che lo portava anche in contatto con esponenti di diversa ispirazione politica, fu individuata, inducendolo il 20 maggio 1944 a lasciare precipitosamente il capoluogo, dopo essere stato informato che la Guardia nazionale repubblicana stava per arrestarlo. Nonostante gli fosse comunicata la minaccia di sospensione a divinis dell’arcivescovo nel caso avesse compiuto una scelta di campo, M. si unì ai partigiani sull’Appennino, fungendo praticamente da cappellano senza investitura delle diverse formazioni. Stanziando nella valle del Secchia, si spostò poi a Montefiorino, adottando il nome di battaglia, ma che in questo caso sarebbe da definire di mimetizzazione, di don Luigi, anche per rimarcare il ruolo ministeriale che intendeva svolgere. Il 5 luglio 1944, durante un attacco all’ultimo baluardo della Repubblica partigiana, M. fu catturato dalle truppe nazi-fasciste a Piandelagotti, mentre si era recato a soccorrere un partigiano – benché alcune testimonianze, senza riscontri, avrebbero riferito che fosse un tedesco – rimasto ferito. Fu trasferito a Firenze, dove nella tristemente famosa Villa Triste, nella quale si era insediata la banda Carità, il nome con cui era chiamato il reparto della 92ª legione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, fu torturato per diversi giorni. All’alba del 16 luglio fu condotto insieme ad altri partigiani alle Cascine, dove venne fucilato. I suoi resti vennero ritrovati solo nel 1956. Fu sepolto nel cimitero di Rifredi a Firenze.

Alla sua memoria fu decretata la medaglia d’oro al valor militare con la qualifica di cappellano e partigiano combattente con la seguente motivazione: «Ministro di cristiana carità e patriota di sicura fede, subito dopo l’armistizio si prodigava con solerte e generosa attività nel soccorrere internati italiani e prigionieri alleati, molti ponendo in salvo ed alcuni sottraendo a morte sicura. Primo tra i cappellani di unità partigiane operanti nell’Appennino Modenese era a tutti di indimenticabile esempio, sia nel santo esercizio della sua missione, sia nei pericoli del combattimento che sempre affrontava con valore di soldato e pietà di sacerdote. Per soccorrere un morente presso le linee nemiche e (come aveva a dire ai compagni prima di uscire dai ripari) per dare la vita allo scopo di salvare un’anima, veniva catturato dai tedeschi, spogliato delle vesti sacerdotali, brutalmente percosso ed avviato a lungo martirio nelle carceri di Firenze. Fra le atroci sevizie, sopportate con la fermezza dei forti, sempre incoraggiava e confortava i compagni sofferenti e li benediceva prima di avviarsi all’estremo sacrificio. Firenze, Piazza Washington, luglio 1944».

Onorificenze

Ministro di cristiana carità e patriota di sicura fede, subito dopo l’armistizio si prodigava con solerte e generosa attività nel soccorrere internati italiani e prigionieri alleati, molti ponendo in salvo ed alcuni sottraendo a morte sicura. Primo tra i cappellani di unità partigiane operanti nell’Appennino Modenese era a tutti di indimenticabile esempio, sia nel santo esercizio della sua missione, sia nei pericoli del combattimento che sempre affrontava con valore di soldato e pietà di sacerdote. Per soccorrere un morente presso le linee nemiche e (come aveva a dire ai compagni prima di uscire dai ripari) per dare la vita allo scopo di salvare un’anima, veniva catturato dai tedeschi, spogliato delle vesti sacerdotali, brutalmente percosso ed avviato a lungo martirio nelle carceri di Firenze. Fra le atroci sevizie, sopportate con la fermezza dei forti, sempre incoraggiava e confortava i compagni sofferenti e li benediceva prima di avviarsi all’estremo sacrificio. Firenze, Piazza Washington, luglio 1944.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 3; b. 27.
  • Gian Paolo Feltri, Don Elio Monari, Comitato onoranze D[on] E[lio] M[onari], Modena 1953.
  • Luigi Paganelli, Don Elio Monari e Chiesa e società a Modena tra guerra e Resistenza (1940-1945), Mucchi, Modena 1990.
  • Enrico Ferri, Il sorriso dei ribelli. Don Elio Monari e la rete modenese di soccorso a ebrei e soldati alleati, Giuntina, Firenze 2013.

Galleria di immagini

Hanno fatto parte di Gioventù italiana di Azione cattolica anche:

ISACEM – Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI
Via Aurelia, 481 – 00165 Roma. Tel. 06.66 27 925 – 06.66 132 443 – info@isacem.it

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