Mario Pirozzi nacque a Giugliano, in provincia di Napoli, nel 1923. Cresciuto in un ambiente familiare fortemente legato alla vita parrocchiale, fu socio del circolo Giac «San Giovanni Bosco» della sua città natale e frequentò per alcuni anni il collegio dei padri Monfortani a Bergamo, insieme al fratello Armando. Arruolato nella Regia Aeronautica, prestò servizio come aviere di governo presso l’aeroporto di Reggio Emilia.
L’8 settembre 1943 lo colse in servizio nella base reggiana, che dipendeva dal Comando di squadra di Padova, dal quale, dopo la diffusione dell’armistizio, non giunsero istruzioni operative. Le comunicazioni radio risultarono interrotte e il personale non ricevette alcuna direttiva su come comportarsi in caso di attacco. L’armamento disponibile era limitato e insufficiente per sostenere un confronto con reparti corazzati. Nel contempo, alcune unità della 1ª Divisione SS Leibstandarte Adolf Hitler, già accampate nei dintorni della città, avviarono l’occupazione dei principali presidi militari reggiani. Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre le caserme furono circondate e, in assenza di ordini chiari e di mezzi adeguati, la resistenza fu sporadica e rapidamente sopraffatta. Anche all’aeroporto i tedeschi chiesero l’immediata resa del contingente italiano, che il comandante accettò per evitare un inutile spargimento di sangue.
Fu in questo clima di disorientamento e di improvvisa occupazione che, il 9 settembre, P. decise di non ottemperare alle perentorie indicazioni naziste e si rifiutò di eseguire un ordine impartito direttamente da un militare delle SS. Disarmato, reagì con fermezza all’intimidazione e venne ucciso sul posto. La notizia della sua morte giunse alla famiglia solo al termine della guerra, accompagnata dal racconto del maggiore che ne aveva descritto il comportamento. Nel dopoguerra la comunità reggiana lo ricordò come uno dei primi caduti della lotta di liberazione nell’aeroporto cittadino.
Per il gesto compiuto gli fu conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: «Aviere di governo in servizio in un aeroporto dell’Italia settentrionale occupato immediatamente dopo la dichiarazione d’armistizio dalle truppe tedesche. Alle violenze di un militare delle S.S. che gli imponeva di prestare la sua opera opponeva netto rifiuto. E benché disarmato reagiva con fermezza; ferito a morte manteneva lo stoico contegno. Reggio Emilia, 9 settembre 1943».