Vedana Rosanna

Nome: Rosanna
Cognome: Vedana
Nome di battaglia: Paola
Luogo di nascita: Belluno
Data di nascita: 15/10/1923
Luogo di morte: Belluno
Data di morte: 02/11/2007
Ramo di Azione cattolica:
Partito politico:

Sommario

Note biografiche

Rosanna Vedana nacque il 15 ottobre del 1923 a Belluno da una famiglia benestante e radicalmente antifascista. I genitori traevano sostentamento dalla cura di una distilleria e da un negozio di vini in centro città e, visto che la condizione lavorativa gli permetteva di poter scegliere se aderire o meno al regime, il padre rifiutò a più riprese la tessera del partito. In questo contesto familiare, V. non ricevette un’educazione religiosa e, infatti, nei suoi anni giovanili non aderì all’Azione cattolica e non prese parte alle attività dell’associazionismo pur molto presente nella città natale. Dopo aver frequentato il ginnasio e il liceo a Belluno, nel 1941 decise di iscriversi alla facoltà di Lettere dell’Università di Padova dove, nel tempo, ebbe modo di avvicinarsi e iscriversi al circolo della Fuci attivo nell’ateneo. Della tarda adesione all’associazione parlò lei stessa: «Non ho avuto un’educazione religiosa da piccola. Non sono mai stata dell’Azione cattolica. Sono entrata nella Fuci come scelta mia, quando ero all’università». La Fuci, dunque, divenne per lei centro di una «profonda formazione non solo spirituale e religiosa, ma anche sociale e politica». Nel 1942 ebbe anche la possibilità di partecipare al Congresso nazionale che si tenne ad Assisi, in cui poté ascoltare le parole dell’allora presidente nazionale Giulio Andreotti e il significativo intervento di Giorgio La Pira sulla Dignità della persona umana. Nel gennaio dell’anno successivo, come lei stessa avrebbe ricordato, si recò a Roma per prendere parte ad «alcune giornate di studio sul concetto di Stato» in cui ebbe modo di ascoltare «una relazione del professor Paolo Emilio Taviani su Stato e individuo, un primo squarcio sul concetto di democrazia».

Nel periodo appena successivo all’8 settembre tutta la famiglia della giovane si spese attivamente per dare aiuto e supporto a militari sbandati, ricercati politici, renitenti alla leva e ai partigiani che andavano organizzandosi nella zona. In particolare, anche con la collaborazione dei loro mezzadri, si impegnarono nell’occultamento delle armi sottratte ai nazifascisti, nella cura dei feriti e nel reperimento di documenti falsi per chi ne avesse bisogno. Il 28 novembre successivo V. fu tra quanti assistettero all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo patavino in cui Concetto Marchesi, allora rettore, pronunciò il famoso discorso agli studenti e ai professori riuniti nell’aula magna dell’università.

In questo contesto, influenzata soprattutto dalla scelta familiare, la giovane decise di prendere contatti e collaborare attivamente con la 7ª brigata Alpina e, dopo l’estate del 1944, con la brigata Val Cordevole, cui apparteneva il suo futuro marito Arnaldo Colleselli. Inizialmente il suo compito fu quello di mantenere i rapporti con alcuni impiegati del comune di Belluno che, resisi disponibili, le fornivano documenti falsi da distribuire ai partigiani e a quanti aderivano al movimento resistenziale. Successivamente, assunto il nome di battaglia di «Paola», fu impegnata come staffetta a disposizione dell’Ufficio informazioni zona Piave e, in contatto con il rappresentante della Dc Alessandro Coppellotti, nella distribuzione del materiale di propaganda del partito a Padova e Belluno. Nel febbraio del 1945, dopo aver dimostrato il proprio valore in alcune missioni particolarmente rischiose, venne messa in contatto con la missione americana Aztec per assumere il delicato ruolo di collegamento tra il comandante italo-americano Joseph Benucci e le formazioni partigiane operanti nella zona. Nello stesso periodo, inoltre, fu impegnata anche nel gruppo dirigente del Gruppo di difesa della donna organizzato dal Cln di Belluno e coordinato dalla socialista Caterina Serragiotto, che ebbe particolari compiti di assistenza verso la popolazione civile nell’ultimo periodo dell’occupazione nazifascista.

Dopo la liberazione, V. fu nominata, unica donna presente nell’amministrazione della città di Padova, assessore all’assistenza nella giunta del Cln perché, a parer suo, era in quel momento necessario «bilanciare e “dosare” tra i vari partiti». Ripresi gli studi all’università, alla fine del 1945 riuscì a laurearsi e nel dopoguerra poté dedicarsi all’insegnamento nelle scuole medie. L’anno successivo convolò a nozze con Arnaldo Colleselli.

Fonti e bibliografia

  • Walter E. Crivellin (a cura di), Cattolici, Chiesa, Resistenza. I testimoni, il Mulino, Bologna 2000, pp. 261-272.
  • Luisa Bellina, Maria Teresa Sega, Tra la città di Dio e la città dell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza Veneta, Iveser-Istresco, Venezia-Treviso 2004, pp. 205-214.

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