Scaglioni Ruocco Augusto

Immagine: Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma
Immagine: Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma
Nome: Ruocco Augusto
Cognome: Scaglioni
Nome di battaglia: Flavio
Luogo di nascita: Fontanellato
Provincia/stato: Parma
Data di nascita: 09/09/1924
Luogo di morte: Guselli di Morfasso
Provincia/Stato morte: Piacenza
Data di morte: 04/12/1944
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Ruocco Augusto Scaglioni nacque a Fontanellato, in provincia di Parma, il 9 settembre 1924. Negli anni della sua giovinezza, dopo aver atteso agli studi elementari e medi presso il paese natale, proseguì la sua carriera scolastica iscrivendosi al liceo a Parma, dove la famiglia si era da poco trasferita. Fu in questo periodo che, avvicinatosi agli ambienti dell’associazionismo cattolico, ebbe modo di inserirsi tra le fila del circolo Giac attivo presso la parrocchia di San Rocco nella città emiliana.

Aveva appena terminato gli studi superiori quando fu raggiunto dalla notizia della caduta del regime fascista e, successivamente, da quella della ratifica dell’armistizio di Cassibile, che poneva ufficialmente fine alle ostilità con le forze angloamericane già presenti nel territorio della penisola, lasciando però drammaticamente aperto il nodo circa l’atteggiamento da tenere con l’ex alleato germanico. Presi immediati contatti con il movimento resistenziale già attivo nel parmense, durante l’inverno del 1943 decise di raggiungere i comandi della 38ª brigata Garibaldi, che successivamente venne intitolata alla memoria del comandante Wladimiro Bersani, operante principalmente in Val d’Arda, nella zona di Piacenza.

Assunto il nome di battaglia di «Flavio», si distinse fin da subito nei combattimenti che la sua formazione dovette affrontare contro i nazifascisti nel territorio della Val d’Arda, di Pione Luneto e di Gropparello, dando inoltre ampia prova di capacità di comando e di coordinamento del suo gruppo, tanto da meritarsi la promozione a comandante di distaccamento.

Nel corso del novembre del 1944 prese avvio una vastissima opera di rastrellamento condotta da militi nazisti della 162ª divisione tedesca Turkestan che coinvolse anche la provincia di Piacenza. Dopo aver individuato e resa inoffensiva la sede del Comando unico presso il comune di Bettola, il 3 dicembre i tedeschi riuscirono a raggiungere le postazioni dei partigiani a Prato Barbieri, località al passo dei Guselli, lungo la strada che collega Bettola a Morfasso, e a occuparla militarmente. Al fine di scampare al duro e continuo cannoneggiamento nemico, il comandante Giuseppe Prati decise di raccogliere i suoi uomini a Morfasso per organizzare una controffensiva con l’intento di riprendere la posizione di Prato Barbieri persa la sera prima. Posta dunque la colonna di partigiani in marcia, il giorno successivo venne raggiunta da un reparto di nazifascisti che, cogliendola di sorpresa, ingaggiò un violento scontro a fuoco. Per tentare di rompere l’accerchiamento e sfuggire all’imboscata, scoppiò un duro combattimento. Mentre tentava di riorganizzare e compattare le fila degli uomini del suo distaccamento, S. venne raggiunto da un colpo di mitraglia che lo lasciò esanime a terra.

Nel corso dei mesi di battaglia partigiana, visti i continui pericoli ai quali si sentì costantemente esposto, S. volle scrivere un sintetico testamento spirituale che, oltre a confermare il suo impegno di apostolato caritativo, sintetizzava anche la motivazione della sua scelta resistenziale: «I miei risparmi siano dati alla Conferenza di San Vincenzo per aiutare i poveri. Tutto quello che è mio e che sarà mio datelo ai poveri. Ora si sta attraversando periodi critici, periodi caotici per noi. In questi momenti, invece di pensare alla propria crapula, bisognerebbe pensare a questa gente misera, gente senza tetto, senza nessuna risorsa».

Il suo comandante, al termine del conflitto, lo propose per la medaglia d’oro al valor militare adducendo questa motivazione: «Comandante di distaccamento di elette doti di carattere e di senso del dovere, spinto fino al sacrificio, si prodigava generosamente per cinque mesi nel diuturno e pericoloso, delicato compito di ostacolare il rifornimento all’esercito tedesco ed ai reparti repubblicani in prima linea con varie operazioni eseguite lungo la via Emilia». La domanda venne parzialmente accolta visto che, alla memoria di S., venne assegnata la medaglia d’argento al valor militare con la qualifica di partigiano combattente e la seguente motivazione: «Comandante di un distaccamento partigiano si prodigava per cinque mesi in diuturne e pericolose azioni di disturbo contro le linee di comunicazione nemiche ostacolandone i rifornimenti. Durante una azione particolarmente critica, per la situazione tattica venuta a determinarsi, accorreva col suo reparto in aiuto di una formazione partigiana che era per essere circondata dal nemico e, penetrato audacemente nello schieramento tedesco, costringeva l’avversario a ripiegare. In altro fatto d’armi di leggendario ardimento attaccava con i suoi uomini una autocolonna tedesca e, dopo circa un’ora di combattimento, sconfiggeva la scorta catturando numerosi prigionieri e 7 autocarri carichi di abbondante materiale. Incaricato di procedere alla occupazione di un passo montano per impedire l’accerchiamento di una intera divisione partigiana, raggiungeva a tappe forzate l’importante posizione ove si scontrava con truppe mongole che tenacemente ne contrastavano il possesso. Nella irruenza della furiosa lotta, durante la quale fu di esempio per valore ed ardimento, cadeva colpito a morte, immolando alla Patria la sua giovane esistenza».

Onorificenze

Comandante di un distaccamento partigiano si prodigava per cinque mesi in diuturne e pericolose azioni di disturbo contro le linee di comunicazione nemiche ostacolandone i rifornimenti. Durante una azione particolarmente critica, per la situazione tattica venuta a determinarsi, accorreva col suo reparto in aiuto di una formazione partigiana che era per essere circondata dal nemico e, penetrato audacemente nello schieramento tedesco, costringeva l’avversario a ripiegare. In altro fatto d’armi di leggendario ardimento attaccava con i suoi uomini una autocolonna tedesca e, dopo circa un’ora di combattimento, sconfiggeva la scorta catturando numerosi prigionieri e 7 autocarri carichi di abbondante materiale. Incaricato di procedere alla occupazione di un passo montano per impedire l’accerchiamento di una intera divisione partigiana, raggiungeva a tappe forzate l’importante posizione ove si scontrava con truppe mongole che tenacemente ne contrastavano il possesso. Nella irruenza della furiosa lotta, durante la quale fu di esempio per valore ed ardimento, cadeva colpito a morte, immolando alla Patria la sua giovane esistenza.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Giac, b. 776, fasc. Scaccabarozzi-Smiderle.
  • Roberto Lasagni (a cura di), Dizionario biografico dei parmigiani: Porta-Zurti, Pps, Parma 1999, pp. 355-356.

Galleria di immagini

ISACEM – Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI
Via Aurelia, 481 – 00165 Roma. Tel. 06.66 27 925 – 06.66 132 443 – info@isacem.it

Metodi di Ricerca

Tramite l’interfaccia interattiva è possibile ricercare, filtrare e selezionare i singoli resistenti all’interno della nostra banca dati. 

In ogni riga della tabella si trovano elementi evidenziati di colore rosso. Cliccando su questi sarà selezionato automaticamente il filtro corrispondente. 

Per cominciare una nuova ricerca nei diversi campi della banca dati, utilizza il tasto Resetta.

Alcune informazioni non entrano nella visuale principale della tabella: per questo sulla sinistra dell’immagine del resistente si trova il simbolo “+”, che permette di accedere a dati aggiuntivi.