Siligato Antonino

Immagine: Archivio Isrec, Parma
Immagine: Archivio Isrec, Parma
Nome: Antonino
Cognome: Siligato
Nome di battaglia: Nino
Luogo di nascita: Limina
Provincia/stato: Messina
Data di nascita: 31/12/1920
Luogo di morte: Codolo di Pontremoli
Provincia/Stato morte: Massa Carrara
Data di morte: 20/01/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Antonino Siligato nacque il 31 dicembre 1920 a Limina, piccolo comune in provincia di Messina, da Giuseppe e Carmela Coglitore, primo di quattro figli. Nel paese natale, fin da giovanissimo, si iscrisse e prese parte alle attività del locale circolo della Gioventù cattolica dove fu prima aspirante e, successivamente, socio effettivo. Terminati gli studi elementari e medi, si trasferì a Catania per poter frequentare il ginnasio. Nel marzo del 1938, dopo aver scartato la possibilità di divenire un sarto, decise di arruolarsi volontario nella Regia marina e, dopo essere stato assegnato alla categoria nocchieri, fu ammesso al corso per allievi presso la scuola Corpi reali equipaggi marittimi (Crem) di Pola. Ottenuto, nell’ottobre dello stesso anno, il grado di comune di prima classe, venne imbarcato prima sulla nave scuola Amerigo Vespucci, quindi sulle navi da battaglia Andrea Doria e Vittorio Veneto, e, infine, sulla Littorio dove, il 1° maggio del 1940, venne promosso al grado di sottocapo nocchiero.

Nel marzo 1942 passò al quarto gruppo sommergibili col grado di sergente nocchiere e, dopo essersi imbarcato sull’incrociatore leggero Eugenio di Savoia, a metà del mese partecipò alla battaglia cosiddetta «di mezzo giugno», con la quale si è soliti indicare la serie di scontri aeronavali che ebbero luogo, nel periodo compreso fra il 12 e il 16 giugno 1942, nel Mediterraneo tra le forze congiunte di Italia e Germania contrapposte a quelle della Royal Navy britannica, che tentava di dare supporto all’isola di Malta. Alla fine dei combattimenti, che registrarono il successo dell’asse, S. venne decorato con la Croce di guerra al valor militare.

Sbarcato definitivamente il 4 febbraio 1943, venne assegnato al deposito Crem della base navale di La Spezia, dove assistette alla caduta del regime fascista e alla firma dell’armistizio di Cassibile. Dopo essersi rifugiato per alcuni giorni in casi di amici nel comune di Stra, in provincia di Venezia, decise di presentarsi per aderire alla neonata Rsi. Fatta questa scelta, avanzò domanda per arruolarsi nella Marina nazionale repubblicana che, accolta, gli permise di essere assegnato alla X flottiglia Mas, corpo militare comandato dal capitano di fregata Junio Valerio Borghese.

La posizione assunta tra le fila della marina repubblicana, comunque, non fu mai particolarmente convinta e, infatti, la sua presenza tra i ranghi durò per un periodo molto breve. Già nel gennaio del 1944, mentre il reparto si stava riorganizzando, egli decise di disertare per unirsi alla formazione partigiana Beretta, operante in Val di Taro. Assunto il nome di battaglia di «Nino», egli prese parte a numerose azioni di sabotaggio e di guerriglia, come l’attacco al passo del Bocco, vicino Genova, per liberare la strada che permetteva di giungere in Emilia-Romagna e il sabotaggio al ponte della Pelosa, in provincia di Padova. Vista la capacità organizzativa e il forte ascendente che riusciva ad assicurarsi sui compagni, S. venne designato per assumere il comando della compagnia esploratori della brigata Centocroci, inquadrata nella divisione Valtaro.

Dopo aver dato un ampio contributo al movimento resistenziale, il 20 gennaio 1945 S. fu chiamato a coordinare una delicata operazione, svoltasi congiuntamente a un reparto di paracadutisti alleati, che aveva come obiettivo il sabotaggio della strategica arteria stradale della Cisa per cui erano soliti transitare i convogli di truppe tedesche che si spostavano da nord verso la Linea Gotica. Portata a termine con successo la missione, rientrando con la sua squadra, egli giunse alla frazione di Codolo di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, dove non esitò a ingaggiare battaglia con un numeroso reparto di nazifascisti nel tentativo di prestare soccorso a un gruppo di partigiani caduti in un’imboscata. Mentre comandava il gruppo, però, fu individuato dai militi nemici che, riconosciutolo come il comandante, lo colpirono a morte con una raffica di mitraglia. Al termine della giornata, per onorare il ricordo del caduto, la brigata Centocroci prese il suo nome divenendo la Brigata Siligato.

Il 24 aprile del 1948 gli venne conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la qualifica di sergente nocchiere e partigiano combattente con la seguente motivazione: «Dopo l’8 settembre 1943 fu tra i primi a intraprendere la lotta partigiana, divenendo combattente di terra come lo era stato sul mare. Assunto il comando di un plotone partigiano trascinò i suoi uomini in epiche gesta che cinsero la sua fronte con l’aureola dell’eroismo. Prescelto per un’audace azione di collaborazione con paracadutisti alleati, la portava a termine senza esitazione benché febbricitante e mentre con i suoi compagni era sulla via del ritorno, veniva attaccato di sorpresa da forze nazifasciste. Cadeva mortalmente colpito nel generoso tentativo di portare aiuto ad un gruppo di partigiani che era per essere sopraffatto dal nemico. Magnifico esempio di valore, di ardimento e di abnegazione. Codolo di Pontremoli, 20 gennaio 1945».

Onorificenze

Dopo l’8 settembre 1943 fu tra i primi a intraprendere la lotta partigiana, divenendo combattente di terra come lo era stato sul mare. Assunto il comando di un plotone partigiano trascinò i suoi uomini in epiche gesta che cinsero la sua fronte con l’aureola dell’eroismo. Prescelto per un’audace azione di collaborazione con paracadutisti alleati, la portava a termine senza esitazione benché febbricitante e mentre con i suoi compagni era sulla via del ritorno, veniva attaccato di sorpresa da forze nazifasciste. Cadeva mortalmente colpito nel generoso tentativo di portare aiuto ad un gruppo di partigiani che era per essere sopraffatto dal nemico. Magnifico esempio di valore, di ardimento e di abnegazione. Codolo di Pontremoli, 20 gennaio 1945.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4
  • Sebastiano Saglimbeni, Nino Siligato: medaglia d’oro al valor militare, in «Limina notizie», 1 (2001), 4, pp. 10-12.

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