Vignali Giovanni

Giovanni Vignali
Immagine: Pietro Bonardi (a cura di), Il Patriota Giovanni Vignali Bellini, Ed. Studio Guidotti, Parma 2020
Nome: Giovanni
Cognome: Vignali
Nome di battaglia: Bellini
Luogo di nascita: Felino
Provincia/stato: Parma
Data di nascita: 13/09/1908
Luogo di morte: Parma
Data di morte: 28/11/1963
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Giovanni Vignali nacque a Felino, in provincia di Parma, il 13 settembre 1908 da Romualdo e Maria Guerra, secondogenito degli otto figli della coppia, che li crebbe in un contesto di forte religiosità (la madre era sorella di don Michele Guerra, che avrebbe avuto un’influenza notevole nella sua formazione giovanile). La famiglia si trasferì dalla frazione di San Michele di Tiorre a Parma nel 1917, dove V. proseguì gli studi elementari. In seguito al nuovo trasloco della famiglia nel popolare quartiere dell’Oltretorrente, entrò in contatto con l’oratorio retto dagli Stimmatini, aderendo al circolo della Giac “Domenico Maria Villa” e al riparto Parma I, intitolato al card. Andrea Carlo Ferrari, dell’Associazione scautistica cattolica italiana, che era stato istituito da padre Giuseppe Luigi Bertapelle e di cui V. divenne segretario nel 1926. Nel 1931, come presidente del circolo della Giac, nella crisi scoppiata con il regime sull’educazione della gioventù, fu tra gli oppositori dell’assalto alla sede delle squadre fasciste e poi dovette assistere alla chiusura forzata, subendo anche un’aggressione con lo strappo del proprio distintivo. Il 27 dicembre 1935 sposò, nella sua parrocchia della SS. Trinità, Maria Calasso, con la quale ebbe due figli: Mario (1938) e Maurizio (1939). Dopo essere passato all’Unione uomini di Azione cattolica, V. lavorò come commesso presso l’ufficio legale dell’avvocato Gustavo Ghidini – destinato ad essere eletto per il Partito socialista italiano all’Assemblea costituente nel 1946, prima di entrare, in seguito alla scissione, nella componente socialdemocratica di Giuseppe Saragat ­– entrando in contatto con persone acculturate, che lo stimolarono ad allargare gli interessi che non aveva potuto coltivare all’università. Nonostante questa mancanza, partecipò alla filodrammatica della Fuci di Parma, nella quale, a detta dei compagni, «emergeva fra tutti sia nell’impeto drammatico che nell’incisività comica». Nel settembre del 1943 V. prese parte a una riunione informale – tra gli altri, vi erano Renzo Ildebrando Bocchi e don Giuseppe Cavalli – al termine della quale si decise di partecipare come cattolici alla «resistenza armata» e gli fu affidato l’incarico «di prendere contatto con gli elementi antifascisti che si propongono di organizzare la guerriglia». Assunto il nome di battaglia di «Bellini», il 15 ottobre del 1943 fu coinvolto nella fondazione del Comitato di liberazione nazionale di Parma, che si costituì ufficialmente nello studio notarile di Giuseppe Micheli, il quale si era già allontanato dalla città, passando il fronte. Nella primavera del 1944, operò intensamente per organizzare le Squadre di azione patriottica, che si sarebbero formate in pianura per unirsi nel battaglione intitolato a Ulisse Corazza, caduto sulle barricate erette nell’agosto del 1922, per respingere l’assalto dello squadrismo fascista guidato da Italo Balbo, di cui proprio V. fu a capo. Anche in montagna si adoperò per creare il primo gruppo di combattenti legati alla Democrazia cristiana, da cui sarebbe nata poi la 2ª brigata “Julia”.

Entrato nella Commissione militare in rappresentanza della Dc, con il compito di sostenere le formazioni partigiane dell’Appennino, quando si costituì il Comando militare del Nord Emilia, presumibilmente nell’autunno del 1944, V. ne divenne vicecomandante e, in tale veste, ebbe un ruolo importante nel preparare la fase insurrezionale, dovendo anche intervenire per attenuare le tensioni con la componente comunista o per rivendicare le posizioni cattoliche.

Dopo la liberazione, entrò nel Consiglio comunale su designazione del Cln, ricoprendo la carica di assessore ai Lavori pubblici e di commissario provinciale di nomina prefettizia dell’Ente nazionale assistenza lavoratori, nonché di membro della Commissione per i reduci e i partigiani. Al contempo entrò nella Giunta esecutiva della Dc, nelle cui liste, tuttavia, non riuscì eletto nello stesso Consiglio comunale alle prime elezioni del 7 aprile 1946. V. si impegnò anche per la ripresa del movimento scoutistico, di cui aveva portato ostentatamente i simboli durante la Resistenza.

Nel 1947 dovette emigrare in Venezuela per ragioni economiche, lavorando in un’impresa edile a Caracas. A lungo, dopo l’elezione da parte dei parmigiani a console del Ducato del capoluogo del paese latinoamericano, fece parte della Commissione governativa per l’immigrazione. Ritornato a Parma nel 1962, aprì insieme al fratello Claudio un negozio di cartoleria che fungeva anche da tipografia. Colpito da un male incurabile, il 28 novembre 1963 morì nella stessa città.

Nel 2021 a suo nome è stato intitolato il parco dell’area di San Pancrazio a Parma.

Fonti e bibliografia

  • Italo Podestà, Giovanni Vignali, «Bellini», in Il contributo dei cattolici alla lotta di Liberazione in Emilia-Romagna, Atti del Convegno di studi, Parma-Salsomaggiore, 1-2-3 maggio 1964, Associazione partigiani cristiani, Parma 1966, pp. 271-279.
  • Monica Vanin, I cattolici di Parma, la guerra e la Resistenza, in M. Truffelli, G. Vecchio (a cura di), Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma, Carocci, Roma 2002, pp. 414-437.
  • Piero Bonardi (a cura di), Il Patriota Giovanni Vignali “Bellini” ed altri cattolici nella Resistenza parmense, Edizioni Studio Guidotti, Parma 2020.

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