Carli Giovanni

Immagine: Aivsrec, Foto, scat. 1, n. 29
Immagine: Aivsrec, Foto, scat. 1, n. 29
Nome: Giovanni
Cognome: Carli
Nome di battaglia: Ottaviano
Luogo di nascita: Asiago
Provincia/stato: Vicenza
Data di nascita: 18/01/1910
Luogo di morte: Sandrigo
Provincia/Stato morte: Vicenza
Data di morte: 27/05/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Giovanni Carli nacque ad Asiago, in provincia di Vicenza, il 18 gennaio del 1910 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Attese agli studi elementari nel paese natale e, successivamente, venne ammesso a compiere quelli medi e superiori presso il collegio vescovile di Thiene dove, nel corso del tempo, ebbe modo di partecipare anche alle attività del circolo locale della Giac. Ottenuto il diploma, decise di iscriversi all’Università degli studi di Padova dove, nell’anno accademico 1935-1936, fu premiato come lo studente con il miglior profitto tra quelli della sua classe di laurea. Fu proprio durante questi anni che C. si inserì tra le fila del circolo Fuci attivo nell’ateneo patavino.

Discussa la tesi di laurea sotto la supervisione del professor Giovanni Someda, direttore dell’Istituto di elettrotecnica interno all’università, C. espresse il desiderio di rimanere nell’ambiente accademico per poter continuare gli studi. Per sopperire a una iniziale impossibilità di assunzione presso l’ateneo, si impegnò come insegnante negli istituti tecnici di Forlì e Vicenza e, dopo qualche anno, assunse la cattedra di elettronica presso l’istituto Giovanbattista Belzoni di Padova, avendo dunque modo di accettare anche la posizione di assistente di laboratorio prove dei materiali, resasi vacante all’università dove si era laureato. Dopo un breve periodo di tirocinio, la sua collaborazione in ambito accademico proseguì con il ruolo di assistente del professor Pugno Vannoni. Fu in questo periodo che C., ormai stabilmente residente a Padova, convolò a nozze con Lia Miotti, futura parlamentare della Democrazia cristiana.

In questo contesto, il giovane fu raggiunto dalla notizia della caduta del regime fascista e, successivamente, da quella della firma dell’armistizio di Cassibile che poneva ufficialmente fine alle ostilità con le forze angloamericane. Dopo l’8 settembre, dunque, constatato l’inizio delle operazioni che portarono i reparti tedeschi a occupare buona parte dell’Italia centrale e settentrionale, C. decise di prendere contatti con il movimento resistenziale che andava costituendosi nel padovano e, lasciato il posto di lavoro, si impegnò nell’organizzazione e nel coordinamento dei primi nuclei partigiani che si formarono sull’altipiano di Asiago e, allo stesso tempo, fu tra i responsabili della fondazione del Comitato di liberazione locale. Scrivendo alla moglie nell’immediatezza degli eventi che portarono alla ratifica dell’armistizio, egli descrisse il sentimento di speranza nella fine della guerra, che muoveva molti giovani verso il movimento di liberazione: «Lia carissima, l’armistizio è fatto. Giornata questa che, con cuore dolorante per i nostri fratelli morti, ci porta una gioia indescrivibile al pensiero che tante rovine saranno risparmiate. Speriamo che non sia necessario prendere le armi contro nessun altro…Voglia Iddio che l’Italia riprenda la sua giusta strada verso una sana e serena costruzione e dia ancora al mondo il segno di quella vita cristiana che tanto abbisogna. Siamo stati traditi nello spirito, specie a cinque anni in qua con l’averci quell’uomo legati ad un carro odioso, cinque anni di sofferenza continua nel vedere le leggi più naturali e umane calpestate dalla violenza». Abbandonata ben presto ogni speranza di una transizione pacifica dal fascismo a un governo democratico, C. decise di prendere posto tra le fila della brigata Sette Comuni della divisione alpina Monte Ortigara, inquadrata nell’organizzazione delle Fiamme Verdi. Assunto il nome di battaglia di «Ottaviano», si distinse fin da subito per le sue capacità di guida e per l’audacia nelle operazioni di sabotaggio e guerriglia tanto da meritarsi la nomina a commissario politico della divisione.

Dopo aver contribuito per diversi mesi alla causa del movimento di liberazione nazionale, C. trovò la morte nel corso delle complesse giornate che contraddistinsero la fase dell’insurrezione generale. In quei giorni, infatti, alle operazioni condotte dalle bande partigiane nel vicentino e nell’Italia settentrionale rispose la dilagante avanzata degli alleati che costrinse le truppe nazifasciste a una precipitosa ritirata verso il Trentino. Al comando di una squadra di partigiani, anche se ferito, il giovane decise di guidare l’attacco a una colonna di tedeschi in ripiegamento. I suoi uomini riuscirono a fermare il drappello di militi nazisti, che vennero in larga parte trattenuti come prigionieri, e a impossessarsi di una grande quantità di armi e munizioni. Fu in questo quadro che il 27 aprile, insieme ai due compagni di lotta Giacomo Chilesotti «Nettuno» − anche lui attivo socio della Giac e futura medaglia d’oro al valor militare – e Attilio Andreetto «Sergio», accompagnati anche dalla staffetta Zaira Meneghin, si apprestò a recarsi dalla cittadina di Dueville alla Longa di Schiavon per condurre le trattative di resa di un reparto italiano delle SS e per ricevere in consegna i tesori della sinagoga di Firenze che erano stati sottratti con la forza da un gruppo di nazifascisti. Nel corso del tragitto verso la loro destinazione, l’auto nella quale viaggiavano venne fermata da una pattuglia di tedeschi nei pressi di Sandrigo e, dopo rapidi e sommari controlli, furono riconosciuti come membri della Resistenza vicentina. Costretti a scendere a forza dall’automobile, vennero condotti in una stradina laterale e fucilati sul posto.

Nel 1947, in memoria del sacrificio di C., il ministro della Difesa Mario Cingolani consegnò alla moglie la medaglia d’oro al valor militare attribuendogli la qualifica di partigiano combattente e la seguente motivazione: «Anima ardente di patriota e di cristiano, iniziatore ed animatore del movimento clandestino sull’Altipiano di Asiago, tutto sacrificava alla causa della liberazione cui, per radicata fede, era votato. Commissario di Divisione trasformava in falangi le formazioni della sua unità partigiana per larga schiera di giovani ardenti accorsi ad impugnare le armi, chiamati dal suo esempio, dalla sua parola e dalle sue gesta. Durante un forte rastrellamento, con pochi uomini sistemati a difesa in un bosco, riusciva a contenere l’avanzata nemica per oltre 24 ore e, ultimate tutte le munizioni, a colpi di bombe a mano, forzando l’accerchiamento, raggiungeva il reparto con tutti i compagni. Nella fase insurrezionale della lotta, dopo avere compiuti atti di superbo ardimento tra le file nemiche in ritirata, benché ferito, attaccava alla testa di un gruppo di audaci una autocolonna tedesca, catturando prigionieri e molti materiali. Sopraffatto da preponderanti forze sopraggiunte, s’immolava in un supremo atto di sacrificio e di dedizione alla Patria. Fulgido esempio di coraggio, di mirabile forza d’animo e di combattente. Sandrigo, 27 aprile 1945»

Onorificenze

Anima ardente di patriota e di cristiano, iniziatore ed animatore del movimento clandestino sull’Altipiano di Asiago, tutto sacrificava alla causa della liberazione cui, per radicata fede, era votato. Commissario di Divisione trasformava in falangi le formazioni della sua unità partigiana per larga schiera di giovani ardenti accorsi ad impugnare le armi, chiamati dal suo esempio, dalla sua parola e dalle sue gesta. Durante un forte rastrellamento, con pochi uomini sistemati a difesa in un bosco, riusciva a contenere l’avanzata nemica per oltre 24 ore e, ultimate tutte le munizioni, a colpi di bombe a mano, forzando l’accerchiamento, raggiungeva il reparto con tutti i compagni. Nella fase insurrezionale della lotta, dopo avere compiuti atti di superbo ardimento tra le file nemiche in ritirata, benché ferito, attaccava alla testa di un gruppo di audaci una autocolonna tedesca, catturando prigionieri e molti materiali. Sopraffatto da preponderanti forze sopraggiunte, s’immolava in un supremo atto di sacrificio e di dedizione alla Patria. Fulgido esempio di coraggio, di mirabile forza d’animo e di combattente. Sandrigo, 27 aprile 1945.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Righini, b. 26, fasc. 4.
  • Istrevi, La Resistenza a Vicenza, La divisione partigiana “Monte Ortigara”, b. 2, fasc. 12.
  • Lia Carli Miotti, Giovanni Carli e l’Altopiano di Asiago, Zanocco, Padova 1947.
  • Giuseppe Consolaro, Giovanni Carli, Cinque lune, Roma 1968.
  • Pierantonio Gios, Azione cattolica e Resistenza nel Vicentino, in Il coraggio di una scelta. L’Azione cattolica vicentina dalla Resistenza agli anni del dopo concilio. Storia dell’Azione cattolica vicentina, vol. III, 1943-2009, Messaggero, Padova, 2010, pp. 55-67.

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