Benelli Elvino

Immagine: Isacem, Fondo Giac
Immagine: Isacem, Fondo Giac
Nome: Elvino
Cognome: Benelli
Luogo di nascita: Sergnano
Provincia/stato: Cremona
Data di nascita: 26/11/1921
Luogo di morte: Case Grizzano
Provincia/Stato morte: Bologna
Data di morte: 19/04/1945
Ramo di Azione cattolica:

Sommario

Note biografiche

Elvino Benelli nacque a Sergnano, in provincia di Cremona, il 26 novembre del 1921. Trascorse gli anni giovanili nel paese natale dove ebbe modo, nel corso del tempo, di prendere parte alle attività dell’oratorio di San Benedetto presso la parrocchia locale e di iscriversi al circolo della Giac di San Benedetto. Don Giovanni Locatelli, in quegli anni assistente diocesano della Gioventù, ricordando l’opera di B. ebbe modo di scrivere: «esaminando attentamente la breve esistenza di Elvino, ci sembra di scoprire chiaramente due ideali per i quali generosamente visse e morì: la fede in Dio e l’amore alla patria. La forte fede lo spinse a splendide testimonianze di fratellanza, saggezza, carità con il prossimo in tempo di pace e particolarmente con i soldati nelle vicende militari, come essi stessi hanno riconosciuto. L’amore alla patria, assorbito sui banchi della scuola, gli dava audacia, limpido coraggio per rinnovare nella libertà e nella pace l’Italia impoverita da una lunga ed estenuante guerra».

Terminato il liceo e ottenuto il diploma, B. decise di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del sacro cuore di Milano e, contestualmente, di entrare a far parte del circolo Fuci attivo nell’ateneo lombardo. Particolarmente dedito agli studi, a causa dell’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale fu costretto a interrompere il percorso accademico perché richiamato sotto le armi per assolvere gli obblighi di leva. Ammesso alla scuola allievi ufficiali e terminato il periodo di formazione, venne promosso al grado di sottotenente paracadutista e assegnato alla divisione Folgore di stanza in Sardegna.

In questa destinazione, promosso tenente, fu raggiunto dalla notizia della caduta del fascismo e, successivamente, da quella dell’armistizio di Cassibile. Sentendosi ancora legato al giuramento fatto al re, B. decise di prendere immediato contatto con il governo dell’Italia liberata per mettersi a disposizione delle forze alleate e opporsi all’occupazione tedesca della penisola. Inquadrato nel Corpo italiano di liberazione, nel marzo del 1944 lasciò la Sardegna per partecipare ai duri combattimenti sul fronte di Cassino durante i quali, vista la formazione militare ricevuta negli anni passati, riuscì a distinguersi a più riprese per le sue capacità. Nel corso del tempo si guadagnò due decorazioni sul campo: l’8 luglio gli fu concessa la medaglia di bronzo al valor militare per aver guidato la sua formazione durante l’azione militare condotta a Filotrano e il 9 agosto per essersi distinto durante la battaglia contro i nazifascisti a Farneto, in provincia di Perugia.

Nell’aprile del 1945 prese parte ai violenti combattimenti che caratterizzarono le giornate della liberazione di Bologna. Il 19 aprile, nel tentativo di scardinare l’ultima ed effimera resistenza dei reparti tedeschi ancora presenti nel capoluogo emiliano, il suo battaglione si impegnò in un duro scontro presso la località di Case Grizzano, in una frazione del comune di Castel San Pietro Terme, sulle ultime propaggini dell’Appenino emiliano. Durante la battaglia i paracadutisti italiani, al comando del tenente colonnello Giuseppe Izzo, riuscirono a espugnare il caposaldo tedesco, considerato il punto strategico chiave dell’intero sistema di difesa posto a protezione di Bologna. Fu proprio in questa battaglia così serrata che B., posto a capo della sua formazione, venne raggiunto da una raffica di mitraglia nemica che lo lasciò esanime a terra.

Nel dopoguerra, alla memoria del sacrificio del giovane, venne concessa la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: «Comandante di plotone paracadutisti, dopo dura lotta penetrava tra i primi nelle posizioni nemiche conquistando arditamente due capisaldi. Vistosi sbarrata la strada per ulteriore avanzata dalla reazione di un nemico appostato all’interno di una casa, imbracciava un fucile mitragliatore e arditamente penetrava nel fabbricato riducendo il nemico a silenzio. Cadeva colpito a morte nell’obiettivo raggiunto. Case Grizzano, 19 aprile 1945». Nel 1946 l’Università Cattolica del sacro cuore di Milano gli conferì la laurea honoris causa in Giurisprudenza.

Onorificenze

Comandante di plotone paracadutisti, dopo dura lotta penetrava tra i primi nelle posizioni nemiche conquistando arditamente due capisaldi. Vistosi sbarrata la strada per ulteriore avanzata dalla reazione di un nemico appostato all’interno di una casa, imbracciava un fucile mitragliatore e arditamente penetrava nel fabbricato riducendo il nemico a silenzio. Cadeva colpito a morte nell’obiettivo raggiunto. Case Grizzano, 19 aprile 1945.

Fonti e bibliografia

  • Isacem, Giac, b. 772, fasc. Bascapè-Beotti.
  • I nostri caduti: Elvino Benelli, in «Azione fucina», 19 (1945), 12, p. 1.
  • Cornelia Bianchessi et al., Non ci siamo tirati indietro: uomini e donne dell’Azione cattolica di Crema, Azione cattolica di Crema, Crema 2009, pp. 131-134.

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